Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge di bilancio della Regione Puglia, sollevando dubbi di legittimità costituzionale sulla norma che impone ai sindaci di dimettersi sei mesi prima delle elezioni regionali. Secondo il governo, la disposizione viola il diritto di elettorato passivo
Il Consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare la legge di bilancio della Regione Puglia, sollevando dubbi di legittimità costituzionale sull’articolo 219, che impone ai sindaci di dimettersi almeno 180 giorni prima delle elezioni regionali. La questione ora passerà al vaglio della Corte Costituzionale, l’unico organo deputato a pronunciarsi sulla conformità della norma ai dettami della Carta fondamentale.
Il nodo delle dimissioni anticipate
Secondo il governo, l’obbligo imposto ai sindaci pugliesi contrasterebbe con l’articolo 122 della Costituzione e con i principi di ragionevolezza e proporzionalità. La normativa regionale, infatti, prevede che un primo cittadino debba lasciare il proprio incarico con sei mesi di anticipo rispetto al voto, mentre la presentazione ufficiale delle candidature avviene solo 30 giorni prima delle elezioni.
Un vincolo considerato eccessivo e potenzialmente lesivo del diritto di elettorato passivo, in quanto costringerebbe i sindaci a rinunciare al proprio mandato senza la certezza di una candidatura ufficiale. Inoltre, l’esecutivo sottolinea come tale misura potrebbe incidere negativamente sulla stabilità amministrativa dei comuni interessati.
L’impugnazione della norma era stata sollecitata anche da ANCI Puglia, che ha evidenziato il rischio di un trattamento discriminatorio nei confronti dei sindaci rispetto ad altri amministratori locali, per i quali non è previsto un termine di dimissioni così anticipato.
Lo scontro politico
L’intervento del governo ha subito acceso il dibattito politico. Il Partito Democratico ha annunciato l’intenzione di abrogare la norma alla prima seduta utile del Consiglio regionale, mentre il centrodestra difende il principio secondo cui un sindaco non dovrebbe candidarsi senza prima dimettersi.
Approvata con voto segreto (31 favorevoli e 12 contrari), la norma è stata sin dall’inizio oggetto di polemiche. I promotori sostengono che il provvedimento garantisca parità di condizioni tra candidati e amministratori locali, evitando che un sindaco possa sfruttare la propria posizione istituzionale durante la campagna elettorale. L’opposizione, invece, l’ha definita una “norma anti-Decaro”, in riferimento all’ex sindaco di Bari ed ex presidente dell’ANCI, considerato il principale candidato del centrosinistra per la guida della Regione Puglia.
Verso una revisione della legge elettorale?
L’impugnazione del governo potrebbe aprire la strada a una più ampia revisione della legge elettorale pugliese. Durante una riunione tra i capigruppo di maggioranza,








