Antonio Busco, 44 anni, è stato rinviato a giudizio per omicidio stradale aggravato, fuga, omissione di soccorso, simulazione di reato, calunnia e recidiva: a processo il 7 dicembre 2026 per la morte di Giovanni De Benedictis, 77 anni, investito e abbandonato lungo la SP 240. I familiari, assistiti da Studio3A, denunciano l’attesa “eterna” della giustizia
Dovrà attendere oltre un anno e mezzo, fino al 7 dicembre 2026, per iniziare il dibattimento il processo a carico di Antonio Busco, 44enne di Capurso, rinviato a giudizio dal Gup del Tribunale di Bari per una tragica vicenda che ha scosso l’intera comunità locale: l’investimento e la morte di Giovanni De Benedictis, 77 anni, anch’egli di Capurso, tamponato e ucciso da un’auto pirata mentre si allenava in bici lungo la Strada Provinciale 240, lo scorso 26 maggio 2023.
Il giudice per l’udienza preliminare, dott.ssa Valeria Isabella Valenzi, ha accolto la richiesta della Pubblica Accusa, rappresentata dal Sostituto Procuratore dott.ssa Angela Maria Morea, rinviando Busco a giudizio con l’accusa di omicidio stradale pluriaggravato, fuga, omissione di soccorso, simulazione di reato, calunnia e recidiva reiterata. L’imputato, che non ha richiesto alcun rito alternativo, comparirà dinanzi alla prima sezione penale del Tribunale di Bari in composizione monocratica, giudice dott.ssa Carlotta D’Alessandro, solo a fine 2026.
La mattina del sinistro, Giovanni De Benedictis, pensionato e appassionato cicloamatore, stava percorrendo la SP 240 in direzione Conversano, in sella alla sua bici da corsa Bottecchia. Procedeva a bordo strada, in piena regola, quando è stato violentemente tamponato da una Mercedes Classe B grigia. Il ciclista è stato scaraventato a oltre venti metri di distanza dal punto d’impatto, riportando traumi multipli fatali. Il conducente del veicolo è fuggito senza prestare soccorso, lasciando l’anziano al suo tragico destino.
Le indagini condotte dai Carabinieri delle stazioni di Rutigliano e Capurso hanno rapidamente identificato il veicolo e il suo proprietario, Antonio Busco, notificandogli un decreto di sequestro il 2 giugno. Tuttavia, nei giorni successivi, l’auto è stata trovata incendiata nelle campagne di Triggiano. Solo il 7 novembre, oltre cinque mesi dopo, Busco ha sporto denuncia di furto, sostenendo che la vettura fosse stata rubata proprio la mattina dell’incidente.
La Procura ha smascherato il tentativo di depistaggio: Busco avrebbe inscenato il furto per evitare le proprie responsabilità. Non solo: ha anche accusato falsamente i carabinieri della stazione di Rutigliano, sostenendo che si fossero rifiutati di ricevere la denuncia il giorno stesso dell’incidente, circostanza rivelatasi infondata. Per questo dovrà rispondere anche di calunnia, oltre che di simulazione di reato.
A complicare ulteriormente la posizione dell’imputato, il coinvolgimento di G.G., 44enne di Bitritto, legata a lui da una relazione extraconiugale, che avrebbe fornito un falso alibi sostenendo di essere stata con Busco il giorno dell’investimento: anche lei è stata rinviata a giudizio per favoreggiamento personale.
I familiari della vittima, rappresentati dallo Studio3A-Valore S.p.A., si sono battuti sin da subito per ottenere verità e giustizia. Grazie al supporto di un ingegnere cinematico forense, hanno già ottenuto il risarcimento dalla compagnia assicurativa, ma ora chiedono anche una condanna esemplare, come richiesto dal figlio Vincenzo. Una richiesta che pesa ancor più oggi, alla luce di una condotta giudicata dagli inquirenti spregiudicata, reiterata e priva di pentimento.
Tuttavia, la data lontanissima della prima udienza rappresenta per la famiglia De Benedictis una ferita ulteriore: l’ennesima dimostrazione di una giustizia troppo lenta, soprattutto per chi attende risposte dopo una tragedia così dolorosa.








