Nel nuovo romanzo della scrittrice pugliese la storia di Rita diventa un viaggio attraverso la Puglia rurale, la solidarietà femminile e il riscatto personale conquistato grazie alla forza degli affetti
La trattoria delle stelle comete racconta di Rita, una bambina esile cresciuta quasi sola in un campetto adiacente una masseria in terra di Puglia. I suoi genitori, contadini, lavorano tutto il giorno e non hanno molto tempo, loro malgrado, di occuparsi di lei. Quando verrà affidata ad un istituto per orfani, Rita, lontana dal campetto in cui era cresciuta non mangia più e si ammala gravemente. In ospedale fa amicizia con Riccardo, un bambino ammalato come lei. Rita e Riccardo si legano tanto da aiutarsi a guarire. Tornata a scuola procede con poco profitto e in istituto decidono di farle fare la gavetta presso una sarta del paese, Clelia, con la quale nasce un sodalizio di vita che accompagnerà Rita per sempre. Nasce così quasi per caso un intreccio di rapporti con altre donne tutte accomunate dal bisogno di avviare un’ attività che garantisca loro la sopravvivenza. Tutte insieme danno vita a – La trattoria delle stelle comete – che diventa un’esperienza di condivisione, di sorellanza, di comunanza affettiva. Questo luogo restituirà a Rita e alle altre donne quella dignità che neanche il suo matrimonio con Cosimino, che le aveva permesso di acquistare un agognato status di moglie, le aveva fatto conquistare. Il romanzo è pieno di sorprese che stuzzicano la curiosità del lettore ma il tema dominante resta quello della centralità dei rapporti affettivi tra donne quale forza di riscatto e di intima gioia anche quando la vita picchia duro. E Rita, seppure in ritardo, se ne accorge.
Abbiamo fatto qualche domanda all’ autrice.
– All’inizio della storia, la Puglia di Rita è fatta di solitudine ma anche di un legame quasi simbiotico con la terra, con quel campetto adiacente alla masseria. Cosa ha significato per Rita questo legame con il territorio?
Per Rita, il legame con il territorio rappresenta molto più di uno spazio fisico: è una forma di identità, di rifugio e di appartenenza. Quel campetto vicino alla masseria è il luogo in cui, nonostante la solitudine e la durezza della sua infanzia, lei può sentirsi viva, libera e in qualche modo protetta. La terra diventa quasi una presenza affettiva, una radice profonda che le dà stabilità quando le relazioni umane sono fragili o dolorose. In questo senso, il territorio è per Rita una sorta di casa interiore: non solo il luogo da cui proviene, ma anche ciò che la definisce e la sostiene nei momenti più difficili.
– Quando Rita viene allontanata dalla sua terra per andare in istituto, si ammala gravemente e smette di mangiare. Possiamo interpretare questa malattia come una forma di “nostalgia della terra”, oltre che come sofferenza per il distacco dai genitori?
La malattia di Rita non è solo una reazione al distacco dai genitori, ma anche alla separazione dal suo mondo originario, dalla terra e da tutto ciò che per lei rappresentava sicurezza, identità e continuità. Il rifiuto del cibo e il peggioramento fisico sembrano esprimere un dolore profondo, quasi come se, lontana dalle sue radici, Rita non riuscisse più a riconoscersi né a vivere pienamente. In questo senso, la sua sofferenza può essere letta come una vera e propria “nostalgia della terra”: non semplice mancanza di un luogo, ma perdita di un legame vitale che per lei coincideva con la possibilità stessa di sentirsi viva.
– In istituto c’è una prima forma di solidarietà, quella con Riccardo. Due bambini fragili che si salvano a vicenda. Che valore ha questo primo legame pulito e infantile nel percorso di Rita?
Questo primo legame con Riccardo ha un valore fondamentale nel percorso di Rita, perché rappresenta la prima esperienza autentica di affetto e di solidarietà reciproca fuori dall’ambiente familiare. In un contesto duro e disumanizzante come l’ospedale, Riccardo non è solo un compagno di sofferenza, ma qualcuno con cui Rita può condividere paura, fragilità e bisogno di protezione. Il loro rapporto, così innocente e pulito, diventa per lei una scoperta importante: anche nel dolore è possibile creare un legame che salva, che consola e che restituisce un senso di umanità. Per questo Riccardo segna una tappa decisiva nella crescita di Rita, perché le insegna a fidarsi dell’altro e a riconoscere, per la prima volta, la forza vitale dell’amore e della vicinanza.
– “La trattoria delle stelle comete” nasce dal bisogno primario di sopravvivenza economica ma si trasforma in un’esperienza di vita?
La trattoria delle stelle comete nasce inizialmente come una necessità concreta, un modo per garantire a Rita e alle altre donne protagoniste del romanzo, una possibilità di sopravvivenza economica in un momento difficile. Tuttavia, col tempo, quell’attività assume un significato molto più profondo: non è solo lavoro, ma diventa uno spazio di rinascita, di dignità e di relazione per tutte. Attraverso la trattoria, Rita non si limita a “tirare avanti”, ma ricostruisce sé stessa, riscopre le proprie capacità e trasforma la fatica quotidiana in un progetto di vita. In questo senso, la trattoria diventa un luogo simbolico: da bisogno materiale si fa esperienza umana, affettiva e comunitaria, in cui la solidarietà con le altre donne rappresenta anche il ritrovare forza, identità e speranza.
Maria Pia Perrino è nata in Puglia a Ceglie Messapica (BR). Laureata in Giurisprudenza, ha lavorato nella Regione Toscana occupandosi a lungo di diritti dei detenuti, minori e difesa civica. Nel 2020 ha pubblicato il suo primo libro, Finché vola l’aquilone per Porto Seguro Editore, segnalato nell’ambito del premio internazionale “Mario Luzi”; Una famiglia leggera per Scatole il suo secondo romanzo., ed. Scatole parlanti, finalista al premio Mario Luzi. Ha pubblicato alcuni racconti con la casa editrice Monpracem.








