Bari, «Il centro storico è diventato un b&b e le famiglie vanno via»: l’allarme di don Angelo Cassano

«Questo fenomeno impone una riflessione perché il rischio è di perdere le caratteristiche che rendono unica Bari vecchia. Il nostro centro storico non è quello di Venezia. E seguendo questa strada rischiamo di uniformarlo a quello di altre città»

Don Angelo Cassano, referente regionale di Libera, alla cerimonia di commemorazione di Benedetto Petrone ha sollevato un caso: il centro storico si è trasformato in una sorta di albergo diffuso con case vacanze e b&b aperti dovunque, nei palazzi e nei tradizionali bassi.

«A Bari vecchia sta avvenendo sia pure in modo più soft quello che è accaduto 45 anni fa: le famiglie vanno via questa volta perché i palazzi vengono trasformati in b&b. Questo fenomeno va accompagnato. Non si può ridurre la città ad un fenomeno di folklore» dice don Angelo, cresciuto tra i vicoli della città vecchia.

Il boom degli appartamenti, dei palazzi e delle villette trasformate in case vacanze e b&b è confermato ancora una volta dai numeri ufficiali: dall’inizio dell’anno, secondo i dati della ripartizione Sviluppo economico del Comune, a Bari hanno aperto 51 nuove strutture ricettive: 31 sono bed and breakfast; 20 sono case vacanze. Complessivamente sono 491 le strutture che nel capoluogo pugliese rientrano in questa tipologia.

Un boom quello delle nuove aperture spinto dal numero di arrivi nella stagione estiva: a Bari, da giugno ad agosto, sono state registrate secondo i dati di Puglia Promozione più di 435mila presenze con un più 55 per cento rispetto al 2019.

La nascita di b&b e case vacanze è un fenomeno che nella città vecchia anche per la sua conformazione si nota più che in altre zone della città: «Naturalmente non ho alcuna intenzione di demonizzare il fenomeno, ma sta succedendo quello che per motivi diversi è accaduto in passato: le famiglie stanno andando via dalla città vecchia», continua don Angelo.

Chi per anni è stato in affitto è stato informato che il contratto non sarà rinnovato: i proprietari dei palazzi stanno avviando operazioni di riqualificazione quasi sempre con l’obiettivo di realizzare piccoli appartamenti destinati agli affitti brevi.

E così, tra chi per anni ha abitato tra i vicoli della città vecchia, ci sono famiglie che sono andate via o lo faranno nei prossimi mesi: «Questo fenomeno impone una riflessione perché il rischio è di perdere le caratteristiche che rendono unica Bari vecchia. Il nostro centro storico – aggiunge don Angelo – non è quello di Venezia. E seguendo questa strada rischiamo di uniformarlo a quello di altre città».

Trasformando i tradizionali bassi in case vacanze, le botteghe in attività destinate alla ristorazione, il rischio è quello di sottrarre fascino al centro storico e quindi di perdere la sua unicità.

I dati forniti dal Comune del resto raccontano solo una parte del fenomeno perché tra chi in rete propone soluzioni, camere, suite o piccoli appartamenti, alcuni non sono in regola, sconosciuti al fisco. Su una delle principali piattaforme di prenotazione, sono presenti 1281 strutture ricettive. Una forbice quella tra i numeri ufficiali e quelli invece reali che preoccupa le associazioni di categoria, come Federalberghi, contrarie per questo all’introduzione dell’imposta di soggiorno.

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