Bari, Giornata Internazionale della Lingua Madre, alla SAID un inno alle radici e alla memoria

Evento nella sede di via Intendenza 18/a con poeti, artisti e rappresentanti istituzionali: al centro il valore identitario della lingua madre tra cultura, integrazione e memoria collettiva

Lo scorso 21 febbraio 2026 l’Associazione Internazionale Docenti (SAID) ha celebrato nella sede barese di via Intendenza 18/a la Giornata Internazionale della Lingua Madre con un incontro ricco di contributi culturali e artistici. L’iniziativa è stata organizzata in collaborazione con Mondo Antico e Tempi Moderni Onlus e con UNESCO Bari.

A condurre l’evento, con competenza e affabilità, la prof.ssa Virna Iacobellis, presidente della SAID, che ha guidato la riflessione sul valore fondante della lingua madre per l’identità personale e collettiva, aprendo uno spazio di espressione dedicato a poeti e autori intervenuti con letture nelle rispettive lingue natìe.

Il canto delle donne tra ulivi e migrazioni stagionali

Tra i momenti più intensi dell’incontro, l’intervento della poetessa Natalizia Pinto, che ha letto “Il canto degli ulivi”, poesia tratta dal suo romanzo inedito “Amore oltre la vita”.

Si tratta di un testo corale che dà voce alle donne dei primi del Novecento costrette a spostarsi dalle colline di Locorotondo, Cisternino, Martina Franca, Alberobello e altri centri della Valle d’Itria verso la piana adriatica per la raccolta delle olive. Un racconto poetico di fatica, nostalgia e resistenza.

La Pinto ha proposto il testo in italiano e in dialetto locorondese, lingua madre capace di amplificare la forza espressiva dei versi attraverso ritmo, suoni onomatopeici e lessico identitario. La versione dialettale ha reso particolarmente tangibile il parallelismo tra la condizione degli ulivi e quella delle migranti stagionali, accomunate da un senso di sradicamento e sofferenza.

Versi come:

i ramaghje / sbattene, assurmete, p’u vinte
(i loro rami / impauriti lottano col vento)

si intrecciano con la voce delle donne:

I accum l’arue di ligghje / cumbattime jind’u’ sunne / c’u deloure m’ pit / p’a lundananze da chesa nostre / i de famegliére
(e come gli ulivi / combattiamo nel sonno / con un fremito / per la lontananza dalla nostra casa / dai nostri cari).

Natura e umanità partecipano così a una sofferenza condivisa, fisica per gli ulivi, morale e affettiva per le donne. L’espressione dialettale cu deloure m’ pit restituisce con efficacia il dolore acuto e profondo che si manifesta nel petto, simbolo di un’assenza che diventa struggimento.

La lettura, modulata con pause e ritmo sincopato, ha ricreato il turbamento notturno e l’affanno dei pensieri di quelle lavoratrici del Sud, suscitando una partecipazione emotiva intensa e un lungo applauso da parte del pubblico.

Arte, musica e istituzioni

Accanto a poeti, saggisti e giornalisti, sono intervenuti l’attrice Lucia Coppola, il crooner e cantautore Giuliano Ciliberti e il cantautore Rodolfo Ventrella, apprezzati per le qualità interpretative e musicali.

All’incontro hanno presenziato anche il prof. Nicola Cutino, presidente di Mondo Antico e Tempi Moderni; Piero Bello, presidente dell’UNESCO Bari; il dott. Dario Timurian, console onorario della Repubblica d’Armenia in Bari; e l’avv. Angela Perna, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Bari.

I loro interventi hanno ribadito la centralità della lingua madre nella storia culturale dei popoli e nel processo di integrazione, sottolineando come la tutela delle identità linguistiche rappresenti uno strumento di dialogo e coesione sociale.

La giornata si è così trasformata in un momento di riflessione collettiva sulle radici, sulla memoria e sulla forza delle parole che, tramandate di generazione in generazione, continuano a custodire storie, emozioni e appartenenze.

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