Buon compleanno Marilyn

DALLA PARTE DELLA STREUSA – Pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – A cento anni dalla nascita si continua celebrare il mito della Monroe, l’attrice e la donna

di PAMELA PANCOSTA – Sono passati cento anni dalla sua nascita e il mondo continua a celebrarla come icona di bellezza e fascino. Norma Jeane Mortenson ha avuto una vita complicata, difficile, segnata da instabilità emotiva e continue delusioni.

La madre Gladys soffriva di disturbi psichici, la piccola viene sballottolata tra una famiglia affidataria e orfanotrofi fino al compimento dei sedici anni quando decide di sposare un ragazzo di poco più grande, unione più che altro formale pare, voluta dalla sua tutrice Grace.

Lavora come operaia quando viene notata da un fotografo che la spinge a tentare la carriera di modella. Cambia nome, diventa Marilyn assumendo il cognome da nubile della madre Monroe, schiarisce i capelli, studia recitazione e inizia interpretare ruoli minori in alcuni film senza troppa fortuna, tanto che per pagare l’affitto di casa accetta di posare nuda.

La vicenda non passa inosservata, un vile ricattatore minaccia di dare in pasto ai media quegli scatti, ma la giovane Marilyn decide di rivelare lei stessa l’episodio ingraziandosi il favore di Hugh Hefner che le pubblica nel primo numero di Playboy. In un mondo in cui il (falso) pudore la faceva da padrone, è stato un fatto eccezionale.

Si iscrive all’Università della California per studiare critica letteraria e artistica, partecipa a diverse pellicole, vive amori travagliati. Solo nel 1953 con il film Niagara viene finalmente notato il talento artistico e l’anno successivo protagonista ne Quando la moglie è in vacanza, con la scena del vestito sollevato dal vento della metropolitana, viene consacrata stella del cinema mondiale.

Affascina con il suo aspetto sensuale e spregiudicato, il tono di voce suadente risultato di una tecnica suggerita da un logopedista per curare la balbuzie. Divora libri, continua a studiare anche a New York, si risposa con il drammaturgo Arthur Miller, fonda una casa di produzione cinematografica, vince il David di Donatello in Italia come miglior attrice straniera del 1958 e il primo Golden Globe come miglior attrice in una commedia nel 1959.

È il successo globale, Marilyn è richiesta ovunque, amata e imitata, criticata e adorata per le sue mise provocanti, ma le sue fragilità prendono il sopravvento quando a causa dell’endometriosi non riesce a portare avanti le gravidanze e pochi anni dopo la celebrazione del matrimonio divorzia dall’amore della sua vita.

Incompresa e derisa, abusa di farmaci e alcool mettendo a repentaglio la carriera e compromettendo la propria salute.

Viene trovata priva di vita il 4 agosto 1962 in casa.

Fragile e potente, nei suoi trentaseienni di vita ha vissuto mille volte cercando di recuperare se stessa ad ogni un amore finito, quando le luci del palcoscenico che la terrorizzavano si spegnevano e si trovava a combattere da sola con i suoi demoni. Qualcuno nel tempo ha perfino ipotizzato soffrisse dello stesso disturbo di personalità della madre, altri che presumibilmente presentasse segni della Sindrome di Asperger.

Nessuna diagnosi, nessun aiuto concreto.

Norma Jeane colta, intelligente e sensibile, la diva Marilyn prorompente ed erotica. Mai dimentica dopo la sua scomparsa, nella sua breve vita ha lottato per quella fetta d’amore che meritava, ma che nessuno è stato in grado di assicurarle. Circondata da inabili nell’accogliere e stare al passo di una donna vivace, talentuosa e bellissima nel corpo e nell’anima, ha lasciato il mondo in silenzio, nella sua casa, cercando un sostegno dall’altro capo del telefono che non ha mai ricevuto.

L’icona mediatica è sopravvissuta al susseguirsi delle epoche, ai cambiamenti sociali, ma la donna che ha incarnato tanta meraviglia si è lasciata travolgere dall’incapacità altrui di cogliere la sua essenza, fatta di angoli bui e di fame d’amore, di gioie straordinarie e felicità effimere, di forza e debolezza.

Si torna ancora a discutere di quanto in passato la salute mentale non fosse affare di cui occuparsi, ma piuttosto una macchia indelebile di vergogna e scherno. Allora come adesso in fondo. E ancora il passato ricorda quanto impegno sia ancora necessario per superare il gap intellettivo che impedisce di riconoscere le proprie inattitudini affettive nei rapporti amorosi, di lavoro, soprattutto quando il confronto è tra generi opposti.

Merita la celebrazione perpetua e non soltanto attraverso meravigliose mostre fotografiche o rassegne cinematografiche dedicate alla sua carriera.

Marilyn rimane esempio di grandezza nella rivelazione della sua esistenza così come l’ha vissuta con tanto di ombre e luci scintillanti, perché nessuno come lei ha avuto il coraggio di mostrarsi senza alcun filtro, soprattutto nelle sue vulnerabilità.

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