La Puglia nella morsa dell’aumento dei prezzi, tra proteste e soluzioni

Quale futuro per esercenti, artigiani, edilizia e consumatori?

di LUDOVICA PETRUZZELLI – A Bari, in Piazza Libertà si è tenuta la manifestazione che ha visto protagonisti commercianti e cittadini contro il “caro bollette” che colpisce tuttora negozi e famiglie. Donato Cippone, commerciante barese e promotore della manifestazione, ha sottolineato la grande adesione ricevuta per l’iniziativa che ha coinvolto tutta la regione.

Cippone ha spiegato «Da alcuni giorni io ed i miei colleghi negozianti baresi abbiamo deciso di spegnere le luci di insegne e vetrine verso le 20.30, per la chiusura serale delle attività. In passato, lasciavano le luci programmate in accensione fino a mezzanotte, anche per illuminare il centro cittadino e renderlo più affascinante e sicuro per I cittadini. Adesso, a malincuore, abbiamo dovuto rinunciare a questa opportunità per cercare di risparmiare sui costi che non ci fanno vivere sogni tranquilli.»

Una delegazione si è recata al Prefetto di Bari, Antonio Bellomo, per consegnare le istanze di commercianti e cittadini, per suggerire una potenziale soluzione al problema incombente. Cippone ha sottolineato l’importanza di attuare misure urgenti per contrastare la crisi che si è abbattuta su commercianti e famiglie.

La strategia proposta dai commercianti baresi prevede la possibilità di spalmare le fatture di luce e gas superiori a 1000 euro, ricevute da settembre 2022 a marzo 2023, in 12 rate mensili al tasso d’interesse del 3%. Le somme delle bollette, secondo la proposta formulata, dovranno essere bancabili dagli istituti italiani di credito.

Anche nel brindisino l’aumento dei prezzi ha travolto i diversi settori, così come spiegano i diversi esponenti delle associazioni di categoria nelle interviste seguenti:

Foto Michele Piccirillo
Michele Piccirillo

Michele Piccirillo, Presidente Confesercenti Brindisi.

Quanto questi rincari impattano sulle attività commerciali in termini di aumento prezzi?

Vanno distinte diverse tipologie di attività commerciali: ce ne sono alcune dove i rincari incideranno poco, ma ce ne sono altre come bar, ristorazione e negozi, gli energivori in pratica, dove l’aumento dei prezzi inciderà in maniera devastante. A questo proposito, noi abbiamo già una serie di allarmi. Per esempio, un nostro associato, che ha una pasticceria con 5 dipendenti ha preannunciato la chiusura. L’alternativa sarebbe quella di modificare i listini al rialzo per “bilanciare i bilanci”. Però, la conseguenza dell’aumento dei listini sarebbe la riduzione delle vendite, quindi è come se fosse un cane che si morde la coda. Si chiude perché i ricavi non sono sufficienti a mantenere i costi oppure perché non si possono pagare le bollette.

Come pensa che la politica nazionale dovrebbe affrontare questa emergenza?

Sotto questo aspetto abbiamo avuto un governo non in grado di intervenire perché agli sgoccioli del mandato. Comunque, temo che non sia sufficiente solo l’impegno della politica italiana ma è un problema europeo. A Bruxelles devono decidere di mettere un veto e dare sovvenzioni importanti al mondo imprenditoriale. Mi auguro che si formi quanto prima il nuovo governo. Non escludiamo da parte nostra un’azione di protesta, per dare un allarme e attirare un’attenzione mediatica degli organi istituzionali.

Foto di Cosimo Damiano Carlucci
Cosimo Damiano Carlucci

Cosimo Carlucci, Presidente Nazionale della Federazione Nazionale Giovani Imprenditori aderente all’Unione Artigiani.

Artigianato e caro prezzi, quale impatto sull’artigianato?

L’impatto è notevole. Due anni fa, ci trovavamo cinque centesimi 1 kW, ora siamo intorno agli ottanta centesimi. L’impatto, con l’aumento dei prezzi, sarà devastante. Ora aspettiamo le risposte dalla politica e dall’Europa alle nostre richieste. È inammissibile, in questo momento, per un bar per esempio, pagare €5.000 una bolletta, questo equivarrebbe far pagare un caffè €3,50.

Quale futuro per l’artigianato?

Questa è la seconda batosta dopo 2 anni di pandemia. Pensavamo di uscire dal tunnel e ci ritroviamo con una guerra che poi ha trascinato tutto giù, gas ed energia elettrica. Quindi, svincolare innanzitutto il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas e lavorare sulle fonti alternative. Il governo deve incentivare assolutamente l’utilizzo di fotovoltaico, di solare termico per la produzione di acqua calda o minieolico, ove non si possa installare pannelli solari. Vorremmo far sopravvivere quei piccoli artigiani, quelle piccole e medie imprese che sono il tessuto produttivo dell’Italia. Sono il 90% delle serrande che si alzano ogni mattina e danno dei posti lavoro. Il problema è piuttosto serio: la chiusura delle attività significa entrare in una recessione notevole con rischi altissimi a livello sociale.

Foto Angelo Contessa
Angelo Contessa

Angelo Contessa, Presidente ANCE Brindisi.

Qual è la situazione delle imprese edili pugliesi?

Ci ritroviamo in una situazione drammatica. Aumenti del 117%, 112%, 91% e 81% per il legname. Ad oggi è impossibile trattare per ottenere degli sconti: una volta ricevuto il prezzo, si manda il saldo e successivamente si deve sperare che il materiale arrivi data la carenza di questo.

Con il PNRR sarà possibile affrontate la crisi dovuta ai rincari, con conseguente difficoltà ad ottenere materiale da costruzione?

ll PNRR nasceva come strumento per aiutare la crisi, ma dopo il Covid, non con la guerra e la grande speculazione di gas ed energia. Probabilmente, il 90% dei aumenti sono dovuti al rincaro energetico. Noi siamo stati molto chiari: il caro materiali si affronta in maniera seria, innanzitutto abbattendo il costo dell’energia e con la rimodulazione delle tempistiche e degli investimenti per quanto riguarda il PNRR.

Qual è stato l’impatto del Superbonus sulle imprese pugliesi? Ritiene che dovrebbe essere confermato?

Il Superbonus ha avuto sicuramente un impatto positivo sul PIL. Ci sono state delle distorsioni legate alle truffe, e noi respingiamo l’idea che fossero imprenditori. Hanno consentito a chiunque si andasse a iscrivere alla Camera di Commercio di poter usufruire di questa misura. Bisogna regolamentarlo. Oggi, chiediamo di poterlo ristrutturare e sicuramente, non potrà più essere del 110%. La nostra richiesta è che diventi dell’80%. Abbiamo speranza nel nuovo governo politico, speriamo che faccia delle scelte.

Foto di Emilio Graziuso
Emilio Graziuso

Emilio Graziuso, Presidente Associazione Nazionale “Dalla Parte del Consumatore”.

Secondo Lei si può parlare di una speculazione, da parte di commercianti e imprenditori ai danni dei consumatori?

La situazione è abbastanza complessa. Manca un controllo sui prezzi a livello centrale, sembra di essere tornati indietro ai tempi dell’euro, quando ci trovammo da un giorno all’altro il raddoppio dei prezzi. Che ci sia speculazione o meno, non possiamo affermarlo, dato che non sappiamo quanto i rincari dell’energia vanno ad incidere sulla produzione o, comunque, sulle spese che i commercianti e i produttori hanno. Ma, sicuramente, manca il controllo sui prezzi.

Si sta creando una spirale a livello economico, stiamo rischiando che i consumatori non riescano più a fare la spesa, tra poco. Parliamo, anche, dei generi alimentari che hanno visto il loro prezzo raddoppiarsi e triplicarsi. Il carrello della spesa è sempre più vuoto: il danno è per le famiglie ma ciò si ripercuote anche sulle imprese.

Come si possono tutelare i consumatori da questo aumento spropositato dei prezzi?

Attraverso controlli da parte dello Stato, per capire se si tratta di aumenti giustificati o mera speculazione. Ma, anche, calmierare i prezzi soprattutto per i generi alimentari: gli alimenti base. Inoltre, gli stipendi sono rimasti invariati, quindi non c’è un adeguamento al costo della vita. Ci troviamo di fronte a situazioni in cui si ha difficoltà ad arrivare a metà mese. In Puglia, oggi abbiamo un’economia martoriata già dal Covid. Quest’ultimo insieme alla guerra sono stati gli ultimi carichi da 90 posti sull’economia locale. È uno scenario da analizzare a 360°.

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