Classifica mondiale delle università: l’Uniba risale, il Politecnico di Bari arretra

L’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” guadagna due posizioni rispetto all’anno precedente, salendo al 446° posto su oltre 20mila atenei valutati. Il Politecnico di Bari, invece, perde terreno e scivola al 942° posto, con un calo di dieci posizioni

Nella nuova edizione 2025 del ranking mondiale stilato dal Center for World University Rankings (CWUR), l’Italia accusa un generale arretramento, ma in Puglia si registrano segnali in controtendenza. L’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” guadagna due posizioni rispetto all’anno precedente, salendo al 446° posto su oltre 20mila atenei valutati. Il Politecnico di Bari, invece, perde terreno e scivola al 942° posto, con un calo di dieci posizioni.

Stabile l’Università del Salento, che conferma l’872° posto, mentre l’Università di Foggia retrocede di sette gradini, fermandosi alla posizione 1.340. Complessivamente sono 66 le università italiane incluse nella Global 2000 del CWUR, che misura le performance accademiche basandosi su quattro criteri: qualità dell’insegnamento, occupabilità dei laureati, qualità del corpo docente e produttività scientifica.

Italia in affanno nella ricerca

Il dato più allarmante riguarda proprio la ricerca: l’80% degli atenei italiani ha peggiorato le proprie performance rispetto al 2024. Solo 14 università migliorano, mentre 52 segnano un passo indietro, evidenziando una carenza strutturale di investimenti, in un ambito sempre più strategico a livello globale.

A guidare la classifica nazionale resta La Sapienza di Roma (125° posto mondiale), seguita da Padova (178ª), Milano Statale (191ª), Bologna (204ª) e Torino (242ª). Completano la top ten italiana Napoli Federico II, Firenze, Genova, Pisa e Pavia.

L’ascesa della Cina nel panorama globale

A livello mondiale, Harvard si conferma per il 14° anno consecutivo in vetta al ranking, seguita da MIT e Stanford. Cambridge e Oxford (4ª e 5ª) restano i migliori atenei pubblici. Il vero scossone arriva però dalla Cina, che per la prima volta supera gli Stati Uniti per numero di università incluse in classifica: un segnale dell’equilibrio che cambia nell’istruzione superiore globale.

«Gli Stati Uniti vantano ancora le università migliori al mondo, ma il declino di molti atenei è un campanello d’allarme per l’amministrazione Trump», ha commentato Nadim Mahassen, presidente del CWUR, evidenziando una crisi strutturale che colpisce l’intero Occidente, tra tagli alla ricerca e tensioni sulla libertà accademica.

Scontro politico sulle risorse universitarie

In Italia, intanto, il dibattito resta acceso. Il senatore del PD Francesco Verducci chiede un’inversione di rotta con investimenti strutturali. Di diverso avviso Valentina Aprea (FI), che ricorda l’aumento dei fondi universitari: da 7,4 miliardi nel 2019 a 9,4 miliardi nel 2025. La ministra dell’Università Anna Maria Bernini bolla come “surreale” la polemica, accusando alcuni rettori di “fare propaganda”.

Ma i numeri parlano chiaro: senza una strategia di rilancio della ricerca, l’Italia rischia di scivolare sempre più ai margini del sistema accademico internazionale. E anche la Puglia, pur con qualche progresso, resta nel mezzo di un percorso complesso e tutt’altro che lineare.

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