La Procura di Bari non crede alla tesi della colluttazione. Per Salvatore Vassalli, a processo in Corte d’Assise, l’accusa è di omicidio aggravato da premeditazione e crudeltà
Si avvia verso le battute finali il processo in Corte d’Assise per l’omicidio di Mauro Di Giacomo, il fisioterapista 63enne assassinato a colpi di pistola la sera del 18 dicembre 2023. Al termine della requisitoria, la Procura di Bari ha formulato la richiesta dell’ergastolo per l’imputato, Salvatore Vassalli, operaio di Canosa di Puglia, arrestato nel maggio 2024.
La richiesta di condanna è stata sostenuta dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dal sostituto Matteo Soave, che hanno coordinato le indagini. Per l’accusa, Vassalli si sarebbe macchiato di omicidio aggravato da tre elementi cruciali: la premeditazione, la crudeltà nell’esecuzione del gesto e la minorata difesa della vittima.
Secondo la ricostruzione accusatoria, l’omicidio non sarebbe stato un atto d’impeto, ma l’epilogo di un rancore maturato nel tempo. Il movente, come emerso dalle indagini e dagli atti processuali, è legato a una causa civile intentata anni prima dalla figlia dell’imputato contro Di Giacomo. La giovane accusava il fisioterapista di averle causato lesioni permanenti a seguito di una manipolazione.
Dall’altra parte, Salvatore Vassalli, pur ammettendo in aula di essere stato presente sul luogo del delitto e di aver sparato, ha sempre respinto l’accusa di omicidio volontario con premeditazione. La sua versione è che l’incontro con Di Giacomo fosse finalizzato a un chiarimento e a una richiesta di assumersi le responsabilità nella vicenda civile della figlia.
L’operaio ha sostenuto che i colpi di pistola che hanno ucciso il fisioterapista sarebbero partiti accidentalmente dalla sua arma durante una concitata colluttazione con la vittima.
Il processo, giunto ormai alle battute finali con la pesante richiesta dell’ergastolo, vedrà ora le arringhe difensive prima che la Corte d’Assise si ritiri in camera di consiglio per emettere la sentenza.








