I dati di Confagricoltura fotografano un recupero parziale delle riserve idriche regionali: l’Occhito risale sopra i 47 milioni di metri cubi, ma la distanza dalle soglie di sicurezza impone riforme strutturali, gestione efficiente dei consorzi e una strategia di lungo periodo contro gli effetti del cambiamento climatico
Un segnale incoraggiante c’è, ma non basta a parlare di inversione di rotta. L’avvio del nuovo anno restituisce all’agricoltura pugliese un quadro leggermente meno drammatico rispetto al recente passato, ma ancora lontano da condizioni di sicurezza. È quanto emerge dall’analisi di Confagricoltura Puglia sulla disponibilità idrica negli invasi regionali, che evidenzia un lieve recupero dei volumi accumulati dopo il difficile biennio segnato dalla siccità.
Secondo i dati del Consorzio per la Bonifica della Capitanata, l’invaso di Occhito sul Fortore – con una capacità complessiva di circa 333 milioni di metri cubi – ha superato quota 47 milioni. Un valore nettamente superiore ai 31,5 milioni registrati nello stesso periodo dell’anno scorso, ma ancora distante dalle medie storiche e soprattutto dalle quantità necessarie per programmare con serenità la stagione irrigua primaverile ed estiva.
A richiamare alla prudenza è il presidente di Confagricoltura Puglia, Antonello Bruno, che invita a non confondere il recupero con la soluzione del problema. «Uscire dalla logica dell’emergenza non è uno slogan, ma un imperativo di sopravvivenza economica. Il lieve recupero idrico attuale dei principali invasi non deve diventare un alibi per l’inerzia. Il cambiamento climatico, con la sua alternanza tra siccità prolungata e piogge torrenziali, sta desertificando i nostri territori», afferma.
Una situazione che colpisce in modo diretto il settore primario, da sempre il più esposto alla scarsità d’acqua. «L’agricoltura è il comparto che utilizza la risorsa idrica in modo più responsabile, restituendola all’ambiente attraverso il ciclo biologico, eppure continua a pagare il prezzo più alto della crisi, con costi di approvvigionamento ormai insostenibili», sottolinea ancora Bruno.
Confagricoltura Puglia individua nella gestione dei Consorzi di Bonifica uno snodo decisivo: strutture chiamate non solo alla distribuzione dell’acqua, ma alla tutela e all’efficienza delle infrastrutture, riducendo al minimo le perdite di rete. Tuttavia, questo non è sufficiente senza una visione più ampia. «Serve un cambio di paradigma tecnologico e politico. È necessario potenziare la capacità di accumulo degli invasi esistenti, spesso compromessa da interrimenti mai rimossi, e investire con decisione nel riutilizzo delle acque reflue affinate», evidenzia il presidente.
Accanto agli interventi infrastrutturali, Confagricoltura indica come priorità l’innovazione dei sistemi irrigui e la formazione continua degli imprenditori agricoli, affinché l’uso dell’acqua diventi sempre più mirato ed efficiente. «La “goccia” deve essere considerata un fattore produttivo da ottimizzare, non uno spreco», rimarca Bruno.
L’acqua, conclude l’associazione, è oggi un elemento strategico che incrocia ambiente, produzione agricola ed equilibrio sociale. «Per troppo tempo è stata vittima dell’inerzia politica. Occorre rimetterla al centro dell’agenda nazionale, con un monitoraggio trasparente e indipendente dei piani di gestione. Solo trasformando la scarsità in uno stimolo all’efficienza l’agricoltura pugliese potrà guidare una vera transizione sostenibile, a beneficio dell’intero ecosistema regionale».








