Il consigliere regionale Napoleone Cera attacca il presidente Decaro sul blocco dei fondi FESR. La maggioranza difende la scelta per garantire copertura ai progetti già approvati, mentre opposizione e associazioni di categoria denunciano il rischio di gravi ricadute economiche
La sospensione delle nuove istanze relative ai bandi regionali finanziati con il programma FESR-FSE 2021-2027 continua a generare un acceso confronto politico in Puglia e a preoccupare il sistema produttivo regionale. Il tema è stato al centro della seduta della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, durante la quale il consigliere Napoleone Cera ha rivolto dure critiche al presidente della Regione Antonio Decaro.
«Non vorrei che i pugliesi si ricordassero di questa stagione politica per tre cose: tasse regionali al massimo, reparti e ospedali chiusi per coprire il buco della sanità e porte sbattute in faccia alle imprese», ha dichiarato Cera nel suo intervento.
Secondo il consigliere regionale, la decisione di sospendere l’accesso alle misure di sostegno alle imprese rischia di alimentare incertezza economica in una fase già complessa per il tessuto produttivo pugliese.
Le critiche dell’opposizione
Nel suo intervento Cera ha evidenziato come le imprese pianifichino gli investimenti con largo anticipo, sostenendo costi per progettazioni e consulenze prima ancora di poter accedere ai finanziamenti.
«Le aziende pianificano, assumono impegni finanziari, costruiscono progetti. Non possono trovarsi all’improvviso davanti a una porta chiusa», ha affermato.
«Le imprese non sono un interruttore che si accende e si spegne».
Il consigliere ha inoltre contestato la narrazione positiva sulla crescita economica regionale, citando i dati della Banca d’Italia pubblicati nel giugno 2025. Secondo questi numeri, il PIL della Puglia nel 2024 è cresciuto dello 0,5%, meno rispetto al Mezzogiorno (0,9%) e alla media nazionale (0,7%).
«La Puglia cresce meno del resto del Sud e meno dell’Italia. Le imprese fanno fatica, i giovani continuano ad andare via e il PNRR procede ancora troppo lentamente», ha aggiunto.
La posizione della maggioranza regionale
Di segno opposto la posizione dei gruppi consiliari di maggioranza Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Per la Puglia e Prossima, che difendono la sospensione temporanea degli invii come una scelta di responsabilità.
Secondo la maggioranza regionale, la Puglia avrebbe registrato richieste di agevolazioni per circa 2,7 miliardi di euro, a fronte di una disponibilità finanziaria attuale di 1,5 miliardi.
La decisione di sospendere i nuovi invii sarebbe stata adottata per garantire copertura finanziaria alle circa 4.500 pratiche già approvate, evitando che nuove imprese avviino investimenti senza certezza sulle risorse disponibili.
«Non stiamo fermando lo sviluppo, stiamo mettendo in sicurezza i progetti già approvati», spiegano i gruppi di maggioranza.
La Regione punta inoltre a completare rapidamente l’istruttoria delle pratiche già presentate attraverso una task force dedicata, con l’obiettivo di riaprire successivamente i bandi con eventuali rimodulazioni.
L’allarme delle imprese e delle associazioni
Sul tema è intervenuta anche FederTerziario Lecce, che ha chiesto alla Regione un intervento correttivo per tutelare le imprese già registrate sulla piattaforma dei bandi.
Il presidente Maurizio Renna ha invitato l’amministrazione regionale a includere tra le pratiche finanziabili anche quelle aziende che hanno ottenuto il codice pratica e sono in attesa dell’assegnazione del codice CUP.
«Si tratta di imprese che hanno già avviato l’iter amministrativo e programmato i propri investimenti», ha spiegato.
Secondo FederTerziario il rischio concreto è che centinaia di aziende restino escluse, nonostante abbiano già sostenuto spese per progettazioni, consulenze e pianificazione degli investimenti.
Il nodo delle risorse europee
La chiusura degli sportelli è stata determinata dall’elevato numero di richieste rispetto alle risorse disponibili nell’ambito del Programma Regionale Puglia FESR–FSE+ 2021-2027.
Restano tuttavia diversi interrogativi aperti: lo stato delle risorse residue, il numero delle pratiche effettivamente ammesse all’istruttoria, i tempi di valutazione e le eventuali possibilità di rifinanziamento degli strumenti.
Nel frattempo imprese e associazioni chiedono chiarezza e tempi certi, mentre il confronto politico sul futuro delle politiche di sostegno agli investimenti in Puglia resta pienamente aperto.








