La Direttiva UE 2024/1799 sul diritto alla riparazione, non permette ancora di recuperare computer e apparecchi elettronici
di PAMELA PANCOSTA – Il mio computer dopo anni di intenso e produttivo lavoro tra ricerche, studi, scritture di articoli, proiezione di serie tv e film e numerose foto caricate anche nel cuore della notte ha deciso di lasciarsi andare ed è spirato tra le braccia del tecnico riparatore. Operaio integerrimo e preparatissimo senza alcun dubbio, ma non abilitato al miracolo operativo, s’intende.
Poco prima corse disperate tra quel centro di assistenza e l’altro, quello con più affidabilità accertata dalle migliori recensioni, sulla veridicità delle quali ormai dubito con forza.
A molti sembrerà una stupidaggine, me ne rendo conto anche io in qualche modo, ma il senso di perdita provato è stato così intenso da farmi cedere all’emotività (piuttosto fragile ultimamente) e consentire a una lacrimuccia di dispiacere di solcare il viso, a dispetto della faccia incredula di chi mi stava di fronte.
Grande compagno di avventure il mio computer non è mai stato soltanto un mezzo per raccogliere pensieri, ma custode fedele delle mie personali ed intime evoluzioni psicologiche, dell’accrescimento culturale, delle energiche battaglie politiche e sociali, dell’insonnia cronica e dei mille ordini da shopping compulsivo durante pandemia e giorni seguenti. Dimenticavo le sessioni di yoga e i tentativi di emulazione di gesta atletiche visualizzabili in loop e scelte a caso nel mare in tempesta dell’internet.
Direte che sono matta e mi sta pure bene, in fondo i migliori artisti hanno dimostrato di possedere una capacità creativa straordinaria stimolata dall’originale e non comune visione in merito a cose e individui, fatti ed emozioni e per questo relegati nel file dei “folli” per molto tempo.
Ormai il giudizio non mi tange.
Penso a tutte quelle cartelle color terra di Siena naturale perfettamente ordinate sul desktop a sfondo mare che non rivedrò mai più nella sequenza che avevo accuratamente predisposto e mi consentiva di trovare ogni documento, immagine, ricordo in un istante. Al momento giacciono su una nuvoletta dell’etereo cyberspazio, come un fantasmino fluttuante dell’esistenza che è stata e non sarà in altro luogo.
Un trauma, una delusione cocente, un distacco doloroso e fastidioso al punto tale che non mi sento sufficientemente pronta ad acquistare un altro portatile ed è probabile terrò le spoglie del mio vecchio e stanco guerriero avvolto da una shopping bag di tela riciclata, ma selezionata con cura e grande abbastanza da proteggerlo e custodirlo come merita. L’involucro del mio mondo di parole e immagini manterrà un posto speciale nel mio cuore e un angolo del mio armadio, a memoria di ciò che meravigliosamente è stato. Chissà, magari tra un po’ di tempo riuscirò a guardarlo senza provare quel senso di vuoto pazzesco che mi affligge adesso.
Non un graffio, non un adesivo posticcio a rovinare la sua elegantissima silhouette, lo schermo intatto, la tastiera immacolata schema QWERTY, pari al nuovo come non avessi mai pigiato con insistenza quelle lettere invece strapazzate dalle mie sessanta battute al minuto per ore e ore al giorno.
Si è spento e non è più tornato da me, ditemi se questo non dovrei viverlo come un abbandono vero e proprio.
Avrei potuto adottare qualche stratagemma conservativo pensando al futuro, immaginando che forse la prevenzione ci avrebbe regalato ancora qualche tempo insieme. E invece niente, certa della sua infinita potenza e longevità al pari di un componente del clan MacLeod ho trascurato qualche seppur flebile segnale che, tapino, ha timidamente di lanciato.
Faccio fatica a comprendere come sia possibile che un computer non sia più recuperabile all’improvviso, senza possibilità alcuna in barba alla recente revisione della Direttiva UE 2024/1799 in materia di diritto alla riparazione. Almeno un barlume di speranza potevano lasciarmelo, per dindirindina!
Dovrò rassegnarmi: niente recupero, nessun riciclo.
I prossimi mesi mi vedranno forse impegnata nella valutazione di marche, processori, schermi e risoluzioni, pagamenti rateali o sull’unghia prima di adottare un nuovo strabiliante cervello elettronico che entri in empatia con il mio, al quale prometterò grande affetto e molta riconoscenza, ma un po’ meno amore, che sia ben chiaro..
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