Tradito da un dettaglio impresso nella memoria degli investigatori, un 52enne albanese è stato riconosciuto e arrestato a Taviano. Era ricercato per gravi reati dal 2006
Seduto a un tavolino di un bar alla periferia di Taviano, sorseggiava un drink con l’aria tranquilla di chi si crede ormai al sicuro. Una nuova identità e quasi vent’anni trascorsi nell’ombra. Ma ciò che non aveva considerato era la memoria di chi non dimentica. Infatti, il tatuaggio sull’avambraccio destro ha portato al suo arresto.
Proprio quel dettaglio era rimasto impresso nella mente dei Carabinieri della Stazione di Taviano. Apparentemente insignificante, il tatuaggio si è rivelato la chiave per porre fine a una lunga latitanza. I militari dell’Arma lo hanno riconosciuto e, agendo con discrezione, hanno avviato i controlli.
L’uomo, un 52enne di origine albanese, ha tentato di confondere le acque, dichiarando di risiedere a Milano ed esibendo documenti contraffatti. Ma la verifica incrociata nelle banche dati delle Forze dell’Ordine ha portato all’arresto.
Ricercato dal 2006, a seguito di una condanna definitiva a 10 anni di reclusione per associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù. Reati commessi tra la fine degli anni ’90 e i primi 2000, nell’ambito di un’indagine che aveva smantellato un’organizzazione criminale attiva tra Italia e Albania.
Condotto presso la casa circondariale “Borgo San Nicola” di Lecce, l’uomo dovrà ora scontare la pena. Le indagini, intanto, proseguono per individuare chi possa averlo aiutato a rimanere nascosto per così tanto tempo.
È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase preliminare e che l’eventuale colpevolezza in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.








