Trani, maxisequestro da 65 milioni di euro da parte della finanza

Sigilli a 112 immobili, quote societarie e aziende. Quattro indagati e cinque società edili coinvolte per aver sottratto al Fisco debiti per oneri di urbanizzazione, attraverso fittizie compravendite e distrazioni patrimoniali. Tutto per evitare il pagamento di oltre 2 milioni di euro dovuti al Comune

La squadra dei finanzieri di Trani ha portato al sequestro di oltre 65 milioni di euro, tra beni mobili e immobili. Sotto inchiesta ci sono quattro persone e cinque società edili; l’accusa è di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento di debiti verso l’Erario.

In totale sono stati posti i sigilli a 112 unità immobiliari. Il denaro e gli strumenti finanziari usati per compiere il reato ammonterebbero a 40 milioni di euro. Tre sono gli immobili oggetto di autoriciclaggio, partecipazioni o quote di tutte le società e delle aziende e anche 9 compendi aziendali relativi a otto società e una ditta individuale per un valore stimato di circa 25 milioni di euro.

L’indagine, dal nome Circùmfero, è partita da alcuni accertamenti su tre società edili, amministrate dalla stessa persona. Queste società erano costruite in Ati per l’attuazione di un programma di edilizia convenzionata con il Comune di Trani. L’accusa è di non aver versato gli oneri di urbanizzazione oggetto di convenzione, sarebbero oltre 2 milioni, nel momento in cui il Tar Puglia nove anni fa ingiunse il pagamento.

Le dichiarazioni degli inquirenti

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le aziende coinvolte avrebbero posto in essere “una serie di operazioni distrattive del patrimonio e fittizie compravendite immobiliari” per non ottemperare a un provvedimento emesso dai giudici amministrativi. L’imprenditore sotto accusa avrebbe ceduto unità abitative di nuova costruzione e altri beni societari a favore di due società diverse. Tutto questo sebbene anch’esse risultassero a lui riconducibili.

Per rendere credibili tali transazioni, gli indagati avrebbero fatto ricorso a una contabilità artefatta. Le Fiamme Gialle spiegano che sono stati simulati pagamenti mai portati all’incasso e create scritture contabili falsate al fine di mascherare la natura fallace delle operazioni. Questo schema di cessioni e false registrazioni contabili avrebbe provocato il dissesto patrimoniale delle società originarie. Questo ha portato alla loro successiva messa in liquidazione giudiziale (fallimento) disposta dal Tribunale di Trani.

La frode non si sarebbe fermata qui. Le due società acquirenti, utilizzate come “schermo” per ostacolare l'”identificazione della provenienza delittuosa delle unità immobiliari acquisite”, sarebbero state a loro volta frammentate.

Il passo finale dell’operazione, ricostruito dagli investigatori, ha visto i beni transitare verso tre nuove imprese edili, tutte gestite da stretti familiari dell’imprenditore inizialmente dichiarato fallito. Un meccanismo che, di fatto, ha garantito il mantenimento del controllo dei beni da parte del medesimo nucleo familiare, sottraendoli definitivamente alla massa fallimentare.

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