Tra i contagiati una bimba di 9 anni. I casi sono stati intercettati a San Marco in Lamis e apparterrebbero a tre cluster di persone legate fra loro da rapporti di parentela e amicizia. L’indagine epidemiologica degli specialisti dell’Asl di Foggia prosegue
C’è anche una bambina di nove anni tre le dieci persone positive alla trichinellosi in provincia di Foggia. I casi sono stati intercettati a San Marco in Lamis e apparterrebbero a tre cluster di persone legate fra loro da rapporti di parentela e amicizia. L’indagine epidemiologica degli specialisti dell’Asl di Foggia prosegue, e con quella anche i controlli nelle macellerie della zona, che per ora hanno dato esito negativo.
Resta in piedi l’ipotesi del consumo di carne di cinghiale non controllata, forse arrivata sulla tavola dei positivi dopo una battuta di caccia. «Riteniamo che il contagio risalga agli inizi di gennaio, considerando che il periodo di incubazione può arrivare fino a 45 giorni e che in quel periodo la caccia era aperta», spiega Lino Centolanza, responsabile della sezione Malattie trasmesse con gli alimenti dell’azienda sanitaria foggiana. L’ipotesi, dunque, è che sia collocabile nel periodo delle feste di Natale.
La ricostruzione della catena del contagio va avanti con difficoltà per la scarsa collaborazione dei positivi con le autorità sanitarie. Sul tavolo c’è pure l’ipotesi che una partita di carne infestata dalla Trichinella – parassita che si trasmette per via alimentare – sia arrivata nelle macellerie del paese garganico attraverso canali non certificati.
Di certo c’è che finora i controlli del Servizio igiene degli alimenti dell’Asl hanno portato a un nulla di fatto. E che i primi sintomi che hanno fatto scattare il campanello d’allarme sono stati edemi sulle palpebre, diarrea e gonfiori sulla pelle tipo orticaria. Sintomi comuni ad altre malattie, dunque. Per questo i medici che hanno seguito i primi casi avevano pensato a un’influenza o a qualche forma di allergia. «Il dolore muscolare lamentato successivamente ha portato agli esami più approfonditi», ricorda Centolanza.
Ora gli specialisti sono in attesa degli ultimi referti in arrivo da Roma: l’unico centro che può dire l’ultima parola sull’infezione, infatti, è dell’Istituto superiore di sanità, che effettua alcuni test sierologici. In ogni caso le persone positive stanno bene e sono sottoposte a terapia domiciliare (con farmaci antielmintici). Nei giorni scorsi per quattro di loro è stato necessario il ricovero a Casa Sollievo della Sofferenza, l’ospedale fondato da san Pio a San Giovanni Rotondo. Il punto, però, è che il numero dei positivi potrebbe salire ancora, per questo la guardia resta alta.








