La nave con 194 migranti è attraccata al molo di Sant’Apollinare. A bordo 59 minori (50 dei quali non accompagnati), di cui nove sotto i 14 anni. Le donne sono 25 (cinque minorenni), di cui alcune in dolce attesa
Brindisi, la nave ong Open Arms con 194 migranti è attraccata al molo di Sant’Apollinare. A bordo 59 minori (50 dei quali non accompagnati), di cui nove sotto i 14 anni. Le donne sono 25 (cinque minorenni), di cui alcune in dolce attesa.
A terra, ad accogliere i migranti, i volontari della protezione civile e il personale sanitario dell’Asl di Brindisi. Un primo controllo dei medici è stato effettuato a bordo della nave dopo l’attracco.
Quello odierno è il quinto sbarco, il secondo consecutivo della Open Arms, dall’inizio dell’anno.
I migranti provengono da: Burkina Faso, Camerun, Costa Marfil, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea, Guinea Bissau, Mali, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Sudan e Tunisia.
Maurizio Bruno, Consigliere regionale della Puglia per il PD e Presidente del Comitato regionale permanente della Protezione civile, spiega «Sul posto eravamo presenti come Protezione Civile con il coordinamento provinciale, il gruppo del Comune di Brindisi coordinato dal comandante Antonio Orefice, numerosi volontari e associazioni. All’arrivo hanno presenziato anche il Prefetto, i medici dell’Asl di Brindisi, il 118, la Croce Rossa, Vigili del fuoco, Guardia costiera, Carabinieri e Guardia di Finanza. Un dispiegamento di forze importante per consentire allo sbarco di procedere nel modo più sicuro possibile e offrire a chi fuggendo da paura e miseria ha affrontato anche il rischio del mare, cercando di raggiungere l’Europa».
Prosegue «Per Brindisi quello di oggi è l’ennesimo sbarco, nell’ambito dei recenti flussi migratori, a essere organizzato e tenuto nel massimo rispetto delle norme e dell’umanità.
Per tutti noi, una tradizione che risale ai primi anni ’90».
Ricorda Bruno «Era infatti il 7 marzo del 1991, quindi esattamente 32 anni fa, quando arrivi di migranti ben più imponenti, ovvero quelli degli albanesi, portarono il nostro territorio a dimostrare al mondo un livello di civiltà, ospitalità e accoglienza che i migranti stessi non hanno mai dimenticato. E che fa parte del nostro Dna, dello spirito di questo territorio, che per noi rappresenta un vanto e un motivo di orgoglio».








