Un confronto tra esperti professionisti della sicurezza, dello sport con lo stesso obiettivo, quello di consentire alla cittadinanza di riflettere sulla possibilità di minimizzare il rischio di devianze pericolose per la sicurezza personale e pubblica, in particolare nella popolazione più giovane
di PAMELA PANCOSTA – “Mens sana in corpore sano”, da questa locuzione latina tratta da un capoverso delle Satire di Giovenale del I secolo d.C. è partito il dibattito presieduto e moderato la scorsa domenica da Isabella Vitale, consigliera comunale per la lista “Radici d’impegno” a Ceglie Messapica. Un’interpretazione chiaramente diversa da quella che è la visione moderna del verso, ma che ne porta la medesima essenza.
Un confronto tra esperti professionisti della sicurezza, dello sport con lo stesso obiettivo, quello di consentire alla cittadinanza di riflettere sulla possibilità di minimizzare il rischio di devianze pericolose per la sicurezza personale e pubblica, in particolare nella popolazione più giovane.
«Abbiamo fortemente voluto questo incontro – ha spiegato la consigliera Vitale – perché intendiamo rappresentare non un mero partito politico, ma essere un’organizzazione che si occupa di cultura, intesa come momento di accrescimento tramite il confronto con la cittadinanza».
L’obbiettivo del dibattito è accendere un faro sulla necessità di coinvolgere i giovani in attività sportive capaci di allontanare lo spettro della noia che porta inevitabilmente ad un uso improprio dei social network, spesso unico momento di socialità e a scegliere di intraprendere azioni dannose per la propria salute e, in alcuni casi illegali.
«La connotazione politica dei presenti potrebbe essere diversa in questo contesto – ha sottolineato il segretario di partito Giovanni Dovizioso – ma poco importa, perchè auspichiamo a crescere anche con le nostre diversità. Lo sport è un mezzo efficace che consente ai ragazzi e di creare interazione positiva con gli altri e ricevere anche una forma di educazione al rispetto più efficace».
Dal punto di vista della sicurezza, lo sport può diventare mezzo di protezione; ecco perché, in caso di pericolo, conoscere le tecniche di autodifesa può fare la differenza. Le pratiche di combattimento devono difendere e mai offendere, come ha precisato Pietro Leo, maestro di arti marziali. Ai ragazzi va insegnato a stare bene fisicamente e psicologicamente, l’agonismo va inteso come possibilità di superare i propri limiti, mai come occasione di sola competizione con gli altri. Non si perde mai, o si vince o si impara.
Le forze dell’ordine vengono spesso coinvolte nel tentativo di allertare i genitori dei ragazzi che sono già in pericolo. Si parla di assunzione di stupefacenti, di spaccio, di microcriminalità. Capita spesso che le famiglie non riescano o non possano accogliere l’allarme. Sarebbe auspicabile una interazione più produttiva tra scuola, famiglia e un dialogo più costruttivo con i ragazzi, soprattutto dopo il periodo pandemico.
Un giovane impegnato in uno sport ha meno tempo da dedicare alle “brutte compagnie”, è più soddisfatto di se stesso e non ha sostanzialmente bisogno di cercare il proibito.
Sport, sicurezza e formazione della persona viaggiano nella stessa direzione. Il lavoro delle forze dell’ordine viene considerato di sola repressione, ma in realtà è orientato alla prevenzione soprattutto nei piccoli centri perché ci si conosce di più e come ha raccontato l’agente di Polizia di Stato Daniele Gioia, nei paesi si può tentare di interagire anche con i familiari.
I giovani spesso mancano dei punti fermi, lo sport può diventarlo, attraverso regole, continuità e applicazione.
Bisogna creare le condizioni affinché i ragazzi possano fuggire dalle occasioni di rischio, ma è necessario costruire un percorso scolastico, familiare, educativo in combinazione con l’attività sportiva.
C’è necessità di sinergia, secondo Damiano Faggiano, ex cestista italiano, ad oggi istruttore di basket, fin dalla tenera età e soprattutto di una certa costanza.
Fondamentale è non puntare il dito su una o l’altra istituzione, che sia famiglia, scuola, ciò che conta è la prevenzione attraverso l’impegno della società tutta, usufruendo di un sistema pedagogico completo e più di tutto concreto, che consenta ai soggetti più giovani di mantenere la propria stabilità emotiva, fisica, anche attraverso lo sport.








