Puglia: Sanità, il piano per abbattere le liste d’attesa, 30 milioni per ridurre i tempi

Ogni Asl dovrà predisporre il programma, pena il commissariamento e la decadenza del direttore generale. Priorità alle terapie oncologiche. E la Regione fa dietrofront sugli screening

Entro il 30 marzo ogni Asl pugliese dovrà predisporre il Piano per il recupero delle liste d’attesa, pena il commissariamento e la decadenza del direttore generale. La giunta regionale ha approvato il “Piano liste d’attesa 2023”, con il quale detta a ciascuna Asl le regole e i tempi per rientrare da quella che è diventata una vera e propria emergenza. Dieci mesi per smaltire le liste. Entro il 10 gennaio 2024 il piano dovrà essere attuato.

La Regione ha stanziato 30 milioni di euro, di cui 15 nel bilancio di previsione, per l’abbattimento dei tempi e il recupero delle prestazioni sanitarie: visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici. Il piano dovrà essere eseguito attraverso lo svolgimento di prestazioni aggiuntive. Gli operatori sanitari dovranno svolgere turni aggiuntivi e lavorare fuori dall’orario di servizio, compreso la sera, la notte se necessario, senza limiti di sabato e domenica.

«Ovviamente con una retribuzione aggiuntiva» – spiega l’assessore regionale alla Salute, Rocco Palese, che ha convocato per il 10 marzo un incontro con le organizzazioni sindacali per concordare insieme la gestione di questa delicata fase. La disposizione regionale prevede che ciascuna Asl entro il 30 marzo dovrà predisporre “il programma attuativo aziendale” contenente l’analisi del fabbisogno di prestazioni da recuperare al primo gennaio 2023 e aggiornamenti nei mesi seguenti; il governo e la capacità produttiva con analisi e revisione dei processi che caratterizzano i percorsi ambulatoriali e i percorsi chirurgici dei pazienti; la programmazione per tempi e fasi temporali con i relativi obiettivi generali. La programmazione dovrà prevedere le attività di recupero di tre livelli assistenziali (ricoveri, specialistica, e screening) secondo criteri di priorità.

Priorità dovranno avere le prestazioni e gli interventi per patologie oncologiche. Inoltre, il piano dovrà contenere la descrizione delle modalità operative e azioni nell’ambito delle strutture pubbliche e private accreditate, con le indicazioni dei volumi e delle percentuali di recupero che si devono raggiungere attraverso le singole linee dei fattori produttivi utilizzabili. E quindi indicare le prestazioni aggiuntive, le assunzioni, la ricollocazione del personale, l’incremento della specialistica ambulatoriale e la committenza privato accreditato. Le aziende inoltre devono attivare un confronto periodico con i medici di base per mitigare l’afflusso delle ricette di primo accesso con le indicazioni delle “giuste” priorità. La Regione ha disposto la istituzione di una cabina di regia che a cadenza bimestrale, a partire dal 10 maggio, verificherà le attività svolte. L’inosservanza del piano regionale determinerà l’avvio la decadenza del direttore generale.

Intanto arriva il dietro front di Emiliano e della sua giunta sulla sospensione dei test genetici per il tumore alla mammella e al colon. L’esecutivo ha revocato l’atto con cui i dirigenti del dipartimento Salute avevano sospeso l’attività di screening. «La tutela della salute tramite gli screening – dicono – resta uno dei punti qualificanti del programma della giunta regionale e su questo non intendiamo arretrare». La revoca arriva dopo la mobilitazione del gruppo dei consiglieri regionali di Azione. Nel frattempo, il gruppo regionale di Fratelli d’Italia ha presentato una mozione per il riconoscimento del diritto all’oblio oncologico, per garantire pari trattamento alle persone non più soggette alle cure tumorali.

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