Esplosione all’Altoforno 1 dell’ex Ilva di Taranto: nessun ferito, ma è allarme sicurezza

Una violenta esplosione avvenuta questa mattina ha provocato un incendio nell’Altoforno 1 dello stabilimento Acciaierie d’Italia, già riattivato lo scorso ottobre. Evacuata l’area e sul posto i vigili del fuoco. La nube nera visibile in tutta la città. L’on. Pagano: “È disastro ambientale, Governo responsabile”

Un violento incendio è divampato nella mattinata del 7 maggio intorno alle ore 11.30 presso lo stabilimento ex Ilva di Taranto, ora Acciaierie d’Italia. Le fiamme, alte e accompagnate da una densa colonna di fumo nero, sono state visibili anche a chilometri di distanza, raggiungendo l’area dell’ospedale San Cataldo e il ponte di Punta Penna, destando forte preoccupazione tra i cittadini.

Secondo le prime ricostruzioni, a innescare il rogo sarebbe stata l’esplosione di una tubiera sul piano di colata dell’Altoforno 1, uno dei due in funzione nel sito siderurgico. L’impianto era stato riattivato a metà ottobre 2024 dai commissari straordinari, dopo un lungo periodo di inattività, alla presenza del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso. Con una capacità produttiva di circa 4.500 tonnellate al giorno, l’Afo1 è parte essenziale del ciclo produttivo dello stabilimento.

Fortunatamente, non si segnalano feriti, ma l’area è stata immediatamente evacuata. Sul posto sono intervenute in tempi rapidi le squadre dei vigili del fuoco del sito industriale, affiancate da mezzi di soccorso, per contenere le fiamme e mettere in sicurezza la zona colpita.

L’incendio ha acceso nuovamente i riflettori sulle condizioni degli impianti, già oggetto di polemiche e interrogativi sul piano della sicurezza. La tubiera esplosa, infatti, ha una funzione strategica nel ciclo siderurgico, in quanto trasporta aria calda pre-riscaldata all’interno del forno. La sua rottura, oltre al danno materiale, ha riportato l’attenzione sull’obsolescenza e sulla fragilità delle infrastrutture dell’ex Ilva.

Durissimo il commento dell’on. Ubaldo Pagano (PD), che ha parlato apertamente di disastro ambientale:
«L’incendio di questa mattina dimostra che la situazione della fabbrica è oltre ogni livello di criticità. Si tratta di un disastro che non arriva per caso, ma è frutto delle scelte con cui questo Governo sta gestendo il dossier dell’ex Ilva. L’unica priorità sembra essere sbarazzarsi della fabbrica, lasciando Taranto al proprio atroce destino, e regalando un asset strategico a soggetti vicini agli interessi russi».

Le indagini sono attualmente in corso per accertare con precisione la dinamica dell’accaduto, ma l’episodio rilancia in maniera urgente il dibattito pubblico sulla sostenibilità e sulla sicurezza delle attività produttive nel sito tarantino, già al centro di complesse vicende economiche, ambientali e politiche.

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