Capitanata, allarme rosso per il grano tra incendi, siccità e crollo dei prezzi

Raccolti in forte calo ma qualità eccellente: 14-15% di proteine e peso specifico a 84 kg/hl. Pagato ai produttori meno di 30 euro al quintale. CIA: «Senza tracciabilità e interventi strutturali, a rischio l’intera filiera»

Un codice rosso vero e proprio quello che si sta abbattendo sul comparto cerealicolo della Capitanata. Le prime trebbiature confermano le peggiori previsioni: calo drastico delle rese a causa della siccità, incendi dolosi che hanno ridotto in cenere oltre 200 ettari tra Foggia e Lucera, e quotazioni in picchiata che mortificano gli agricoltori nonostante una qualità di raccolto eccezionale.

Dai primi rilievi emerge che le rese medie per il grano duro si attestano tra i 10 e i 15 quintali per ettaro, con punte di 20 solo nelle aree meno colpite dalla siccità. «Siamo ben al di sotto della media dello scorso anno – spiega Angelo Miano, presidente di CIA Capitanata – e la situazione è particolarmente grave nella piana del Tavoliere, dove si concentra la maggior parte della produzione. Le zone collinari tengono leggermente meglio, ma non possono colmare il deficit».

Le poche buone notizie riguardano la qualità: il peso specifico si attesta attorno agli 84 kg/hl, con una percentuale di proteine che raggiunge il 14-15%, ben al di sopra degli standard richiesti dalle industrie molitorie e pastarie. Ma i prezzi riconosciuti ai produttori sono in crollo: «27-28 euro al quintale, con rischio di ulteriori ribassi – denuncia Miano –. Non si coprono nemmeno i costi di produzione. Serve un riequilibrio urgente della distribuzione del valore lungo tutta la filiera».

Un grido d’allarme rilanciato anche da Nicola Cantatore, direttore provinciale CIA: «L’Unione Europea e il Governo italiano devono agire contro la concorrenza sleale di prodotti esteri ottenuti con regole minime e costi irrisori. Non si può continuare a penalizzare chi produce secondo elevati standard qualitativi e ambientali».

A rincarare la dose è Gennaro Sicolo, presidente regionale e vicepresidente nazionale di CIA Agricoltori Italiani: «Serve trasparenza nei mercati e una tracciabilità totale. Va attivato completamente il sistema “Granaio Italia” e reso operativo il Registro Telematico per fermare le speculazioni e garantire la sicurezza alimentare. Le importazioni incontrollate di grano estero di dubbia provenienza stanno mettendo in ginocchio la nostra filiera».

Infine, l’appello ai consumatori: «Scegliete pasta realizzata esclusivamente con grano italiano», sottolinea Sicolo. «Sostenere il made in Italy inizia anche da qui: garantire qualità, sicurezza e un futuro alla nostra agricoltura».

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