Commossi i genitori, mentre il Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica dell’Università di Bari esprime preoccupazione per la sorte del docente molfettese Domenico Centrone. Appelli anche dal sindaco di Bari e dal mondo accademico
Continua a crescere la mobilitazione per Domenico Centrone, il docente universitario originario di Molfetta, trattenuto in Libia insieme ad altri attivisti della missione umanitaria Global Sumud Convoy, diretta verso Gaza per portare aiuti alla popolazione palestinese.
Particolarmente toccante è l’appello lanciato dai genitori di Domenico Centrone, Ennio Centrone e Dorina Ruggieri, che hanno chiesto l’intervento delle istituzioni italiane ed europee per riportare a casa il figlio.
La madre del docente, visibilmente commossa, ha faticato a trattenere le lacrime durante il suo intervento pubblico, mentre il padre ha ribadito la natura esclusivamente umanitaria della missione alla quale il figlio aveva scelto di partecipare.
«Chiediamo al Governo italiano e ai governi europei di fare tutto il possibile per riportare a casa nostro figlio e gli altri volontari coinvolti», ha dichiarato.
Secondo la famiglia, Centrone si era unito alla missione esclusivamente per offrire sostegno e solidarietà alla popolazione civile di Gaza, senza alcun altro obiettivo.
Nelle ultime ore è arrivata anche la presa di posizione ufficiale del Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica (DIRIUM) dell’Università degli Studi di Bari, che ha diffuso un comunicato nel quale esprime forte preoccupazione per la sorte degli attivisti attualmente detenuti a Bengasi.
La posizione dell’Università di Bari
Il Dipartimento ha ricordato come tra le persone fermate vi sia proprio Domenico Centrone, docente a contratto del corso di laurea DAMS, figura conosciuta e stimata all’interno della comunità accademica barese.
Nel documento, redatto in linea con la mozione approvata dal Senato Accademico dell’Università degli Studi di Bari il 28 maggio scorso, il DIRIUM manifesta piena solidarietà al docente e agli altri attivisti coinvolti.
Il Dipartimento dichiara di confidare nell’impegno delle istituzioni italiane e delle autorità diplomatiche affinché venga fatta rapidamente chiarezza sulla situazione e siano garantiti i diritti delle persone coinvolte.
Inoltre viene espressa una ferma condanna per le presunte violazioni dei diritti umani denunciate dagli attivisti e viene richiesta con decisione l’immediata liberazione e il rimpatrio dei detenuti.
La vicinanza della comunità accademica
Nel comunicato il DIRIUM sottolinea il forte legame umano e professionale che unisce Centrone all’Università di Bari.
In attesa di sviluppi positivi della vicenda, il Dipartimento ha espresso vicinanza alla famiglia del docente, ai suoi amici, ai colleghi e a tutti coloro che hanno condiviso con lui percorsi di studio, ricerca e attività didattica.
Una presa di posizione che si aggiunge alle numerose manifestazioni di solidarietà arrivate nelle ultime settimane dal mondo universitario e culturale pugliese.
L’appello del sindaco di Bari
Nei giorni scorsi anche il sindaco di Bari Vito Leccese era intervenuto pubblicamente sulla vicenda, esprimendo forte preoccupazione per la situazione di Domenico Centrone e dell’altra attivista italiana coinvolta, Dina Alberizia, originaria del Foggiano e residente da anni in Piemonte.
Il primo cittadino barese ha chiesto che vengano attivate tutte le iniziative diplomatiche necessarie per garantire il rispetto dei diritti fondamentali degli attivisti e favorirne il ritorno in Italia nel più breve tempo possibile.
La mobilitazione di Molfetta
La vicenda ha suscitato forte partecipazione anche nella città di origine del docente.
A Molfetta, nelle scorse ore, si è svolto un presidio promosso dal coordinamento “Molfetta per la Palestina”, del quale Centrone fa parte.
Numerosi cittadini hanno partecipato all’iniziativa chiedendo la liberazione immediata dell’attivista e degli altri volontari coinvolti nella missione.
Tra gli slogan lanciati durante la manifestazione, quello che è risuonato con maggiore forza è stato l’appello per il ritorno a casa del docente molfettese e degli altri membri del convoglio umanitario.
Attesa per sviluppi diplomatici
Mentre proseguono i contatti tra le autorità italiane e le istituzioni coinvolte nella gestione della vicenda, cresce l’attesa per possibili sviluppi diplomatici che possano portare a una soluzione positiva.
Nel frattempo, il mondo accademico, le istituzioni locali e numerose realtà associative continuano a chiedere con forza la liberazione degli attivisti e il loro rientro in sicurezza in Italia.
Una richiesta che arriva da più parti e che unisce comunità locali, università e famiglie nel nome della tutela dei diritti umani e della libertà personale.
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