“Ci fosse lei”, Gerlando Fabio Sorrentino immagina Claudio Baglioni lontano dalle scene a Lampedusa

Nel nuovo romanzo dello scrittore siciliano il celebre cantautore, ormai ottuagenario, sceglie di ritirarsi sull’isola. L’arrivo della nipotina Silvia rompe il suo isolamento e riapre il dialogo con la musica, la memoria e una misteriosa figura femminile del passato

Un Claudio Baglioni ormai ottuagenario, lontano dalle luci del palcoscenico e immerso nella solitudine di Lampedusa. È da questa suggestione narrativa che prende forma Ci fosse lei, il nuovo romanzo di Gerlando Fabio Sorrentino, un’opera di immaginazione che utilizza una figura pubblica reale per costruire una storia dedicata alla memoria, alle seconde occasioni e al rapporto tra l’uomo e il proprio passato.

Un Baglioni immaginario lontano dal successo

Nel romanzo Sorrentino immagina il cantautore a 83 anni, dopo la scelta di sottrarsi al clamore e ritirarsi nella luminosa asprezza dell’isola siciliana. Il mare e il vento diventano gli interlocutori di una quotidianità silenziosa, nella quale il protagonista sembra aver trovato una forma di equilibrio con i propri ricordi.

A interrompere questa solitudine arriva però Silvia, la nipotina di dieci anni. La presenza della bambina agisce come un elemento capace di incrinare le difese costruite nel tempo e di accompagnare il protagonista verso stanze della memoria che credeva ormai definitivamente chiuse.

Accanto a loro c’è anche Luna, una cagnolina che Claudio finirà per accogliere. Sono presenze semplici, ma decisive nel percorso interiore immaginato dall’autore: attraverso Silvia e Luna, il protagonista torna gradualmente a interrogarsi sulla propria esistenza e sul rapporto con ciò che aveva lasciato alle spalle.

Il ritorno alla musica e una donna del passato

È proprio a Lampedusa che qualcosa ricomincia a muoversi. Le dita tornano a sfiorare i tasti del pianoforte e parole e note sembrano riaffiorare dopo essere rimaste a lungo sospese.

Ma la rinascita porta con sé anche un conto rimasto aperto. Tra i ricordi emerge infatti una presenza femminile del passato, una figura enigmatica legata al protagonista da un rapporto che sembra reclamare finalmente una risposta.

Il titolo Ci fosse lei si inserisce così in un racconto nel quale musica e memoria procedono insieme, mentre il confine tra dimensione pubblica e privata diventa terreno di esplorazione narrativa.

Lampedusa, luogo centrale nella scrittura di Sorrentino

L’isola non rappresenta semplicemente lo scenario della vicenda. Per Gerlando Fabio Sorrentino costituisce un luogo profondamente personale: l’autore racconta di avervi vissuto da bambino e proprio Lampedusa aveva già fatto da sfondo al suo primo romanzo, Luna fritta, pubblicato nel 2009 e segnalato all’epoca da Corrado Augias su Il Venerdì di Repubblica.

In Ci fosse lei l’isola torna quindi a essere protagonista, descritta come un crocevia umano e uno spazio nel quale la natura accompagna il percorso interiore dei personaggi.

Gerlando Fabio Sorrentino, dalla Sicilia all’Abruzzo

Nato ad Agrigento e residente da oltre trent’anni in Abruzzo, Sorrentino lavora nel settore del management alberghiero e porta avanti parallelamente la propria attività letteraria. La sua formazione personale è legata anche a Porto Empedocle e alle suggestioni culturali e letterarie di Luigi Pirandello e Andrea Camilleri.

Nel corso degli anni ha pubblicato Luna fritta nel 2009, Le ultime voci nel 2021, La benda al cuore nel 2023 e la silloge poetica I sogni dei ciechi nel 2012, oltre a un volume dedicato alla formazione professionale alberghiera.

Ci fosse lei, composto da 365 pagine, segna dunque il ritorno dell’autore alle atmosfere lampedusane del suo esordio.

Un’opera dichiaratamente di immaginazione

Un aspetto viene chiarito espressamente nella presentazione del volume: Ci fosse lei è un’opera di finzione narrativa. Pur utilizzando nomi, luoghi e figure pubbliche riconoscibili e reali, vicende, dialoghi, relazioni e circostanze raccontate nel romanzo sono frutto dell’immaginazione dell’autore.

Una precisazione particolarmente importante considerando la scelta di collocare Claudio Baglioni al centro della narrazione: quello raccontato da Sorrentino non è quindi un episodio biografico del cantautore, ma una sua trasfigurazione letteraria, utilizzata per interrogarsi sul tempo che passa, sulla memoria, sulla solitudine e sulla possibilità di ricominciare.

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