Prima del Bari l’Empoli con eguale fortuna, ma è in Puglia che trovò la sua consacrazione, prendendo il posto dell’idolo Catuzzi, prima con una bella promozione e poi con stagioni di alto livello in A. L’unico trofeo del Bari, la mitica Mitropa Cup, è stato raggiunto sotto la sua guida
di CHRISTIAN MONTANARO – Come spiegare a chi non lo conosceva chi era Gaetano Salvemini? Basterebbe dire che l’unico trofeo del Bari, la mitica Mitropa Cup, è stato raggiunto sotto la sua guida.
Salvemini, però, non era uno che rubava l’occhio, tutt’altro, e questo lo ha fatto spesso sottovalutare nell’ambiente. Non era un Sacchi o uno Zeman per intenderci, eppure le sue squadre erano così compatte che era assai difficile dire che non giocassero bene.
Prima del Bari l’Empoli con eguale fortuna, ma è in Puglia che trovò la sua consacrazione, prendendo il posto dell’idolo Catuzzi, prima con una bella promozione e poi con stagioni di alto livello in A.
Il suo era il Bari di Joao Paolo, Gerson e Nestor Lorenzo, ma anche di Maiellaro, Perrone, Di Gennaro, Terracenere, Mannini, Loseto e De Trizio. Un grande Bari che stupì tutti e che probabilmente poteva fare anche di più, ma in un campionato che per valori tecnici era molto più difficile di quello odierno.
L’impressione è che forse lo stesso Salvemini non si rendeva del tutto conto del suo valore e che alla fine la sua mitezza gli abbia giocato contro.
L’avventura si interruppe sul più bello, nell’anno della svolta definitiva. Quello di David Platt. Misteri della vita. Con Salvemini la retrocessione probabilmente non sarebbe avvenuta. Ma col senno di poi si può dire tutto e il contrario di tutto.
La sua morte oggi rattrista tutti.
Se ne è andato un buon allenatore. Se ne è andato un gran signore.








