Femminicidio a Lecce: 83enne uccide la moglie con un colpo alla testa mentre dormiva

Luigi Quarta ha confessato l’omicidio della moglie Amalia, 83 anni, colpita con una pistola legalmente detenuta. «Non voleva curarsi», ha dichiarato l’uomo ai carabinieri dopo aver chiamato il 118. La tragedia si è consumata in camera da letto nella loro villetta al quartiere San Pio. Arrestato in flagranza, l’anziano è ora in carcere su disposizione del pm Alessandro Prontera

Una tragedia familiare si è consumata nella tarda mattinata di domenica 8 giugno, in via Bernardino Bonifacio a Lecce. Un uomo di 83 anni, Luigi Quarta, ha sparato un colpo di pistola alla testa della moglie Amalia Quarta, di 83 anni, mentre dormiva nel letto della loro casa. Subito dopo il delitto, l’anziano ha chiamato il 118 confessando l’accaduto: «Venite, ho sparato in testa a mia moglie».

All’arrivo dei soccorritori, per la donna non c’era più nulla da fare. Il colpo, esploso con una pistola calibro 38, l’aveva colpita all’altezza dell’orecchio, uccidendola sul colpo.

Secondo le prime indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal pubblico ministero Alessandro Prontera, il gesto sarebbe maturato al culmine di un dissidio familiare. L’anziano, ex elettricista, avrebbe raccontato di essere esasperato dai continui rifiuti della moglie di seguire una terapia medica prescritta per il diabete. Dopo l’ennesima lite, l’uomo è uscito per fare la spesa; al rientro, trovandola addormentata, ha preso l’arma — legalmente detenuta per motivi di sicurezza legati all’attività lavorativa della donna, ex agente di commercio — e ha sparato.

Gli inquirenti stanno cercando di chiarire se l’omicidio sia stato premeditato o se sia stato compiuto in un momento di fragilità e perdita di controllo. L’arma è stata sequestrata.

«Sembravano una coppia tranquilla», raccontano i vicini sconvolti. Ma dietro le mura di quella villetta, si celava un malessere quotidiano che ha trovato sfogo nella più tragica delle conclusioni. Luigi Quarta è stato arrestato in flagranza con l’accusa di omicidio e trasferito in carcere in attesa della convalida del fermo.

Un nuovo femminicidio, l’ennesimo, che scuote la comunità salentina e riapre una riflessione dolorosa sul silenzio che spesso accompagna le tensioni domestiche, anche laddove tutto sembra «normale».

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