Trovata senza vita Mariia Buhaiova, la 18enne scomparsa a Carovigno

Il corpo della giovane ucraina è stato rinvenuto impiccato a un chilometro dal villaggio turistico dove svolgeva uno stage. La procura indaga, si ricostruiscono le ultime ore prima della scomparsa

È finita nel peggiore dei modi la vicenda di Mariia Buhaiova, la ragazza di 18 anni di origine ucraina scomparsa il 4 luglio scorso da un villaggio turistico di Carovigno, in provincia di Brindisi, dove stava svolgendo uno stage nell’ambito di un progetto Erasmus. Il suo corpo è stato ritrovato impiccato a un albero, in una zona rurale situata a circa un chilometro dalla struttura dove lavorava.

La giovane, iscritta all’università di Bratislava, viveva in Slovenia e si trovava in Italia per concludere un tirocinio formativo. Venerdì scorso sarebbe dovuta rientrare nel Paese dove risiedeva, ma quella notte non ha mai fatto ritorno nella sua stanza. A dare l’allarme erano stati i responsabili della struttura turistica, preoccupati per la sua assenza.

Le immagini delle telecamere di sorveglianza avevano mostrato Mariia mentre si allontanava da sola, dirigendosi prima verso il litorale e poi verso una strada provinciale molto trafficata. Nella stanza erano rimasti il cellulare, i documenti e un foglio con numeri di telefono annotati. Alcune fonti riportano anche la presenza di un biglietto, e di un presunto bonifico inviato a un familiare prima della scomparsa.

Le ricerche, coordinate dalle forze dell’ordine con il supporto della Protezione civile, si erano concentrate tra il villaggio e la riserva naturale di Torre Guaceto. Il corpo è stato ritrovato oggi, 8 luglio, durante un rastrellamento in un’area impervia.

La Procura ha aperto un fascicolo per fare chiarezza sulle circostanze della morte, ma al momento non ci sono elementi che facciano pensare al coinvolgimento di terze persone. Gli inquirenti stanno acquisendo tutte le testimonianze utili, incluse quelle dei colleghi di stage e del personale del villaggio turistico.

Mariia Buhaiova lascia una comunità sconvolta e una famiglia spezzata dal dolore. Il caso riapre il dibattito sulla tutela dei giovani in mobilità internazionale e sul supporto psicologico per gli studenti coinvolti in progetti transfrontalieri.

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