Mattinata: Francesco Armiento, la famiglia chiede la verità

A quasi dieci anni dalla scomparsa del 29enne di Mattinata, la madre e le sorelle si rivolgono alla Dda di Bari per avere risposte

di BARBARA RINALDI – Sono passati quasi dieci anni dalla scomparsa di Francesco Armiento, ma il tempo non ha lenito il dolore. Il 29enne di Mattinata sparì il 27 giugno 2016, senza lasciare alcuna traccia.

Da allora, la madre Luisa Lapomarda e le sorelle Michela e Serena vivono sospese.
Un’attesa lunga, fatta di silenzi, domande e notti senza risposte. Ora la famiglia ha deciso di farsi sentire di nuovo. Attraverso l’avvocata Innocenza Starace, ha scritto alla Direzione distrettuale antimafia di Bari.

La richiesta è semplice, ma carica di peso umano. Incontrare il sostituto procuratore Ettore Cardinali per sapere cosa è accaduto davvero.

Un dolore che non trova pace per Francesco Armiento

Nella lettera inviata alla Dda si parla apertamente di sofferenza. Anni di incertezza hanno generato uno stato di ansia continuo e profondo. La madre e le sorelle chiedono anche la restituzione del corpo di Francesco. Un gesto che permetterebbe loro e al figlio della vittima di avere un luogo dove piangerlo.

Non avere una tomba, spiegano, significa non riuscire a chiudere nulla. Significa restare bloccati, ogni giorno, nello stesso punto.

Le ombre che accompagnano la scomparsa di Francesco Armiento

All’epoca, Francesco Armiento lavorava come parcheggiatore nella zona del Vallone di Mattinatella. Era padre di un bambino, oggi adolescente, e cercava una vita normale. Nel 2009 era sopravvissuto a un agguato in cui perse la vita l’amico Gianluigi Quitadamo.
Un episodio che ha sempre pesato come un’ombra sulla sua storia.

Gli investigatori valutarono diverse piste. Tra queste, un presunto legame sentimentale e una segnalazione anonima sui detentori di armi. Elementi mai chiariti del tutto e rimasti sospesi nel tempo.

Il sospetto di un omicidio e la richiesta finale

La madre di Francesco non ha mai creduto a un allontanamento volontario. Lo ha detto più volte, anche pubblicamente, partecipando a Chi l’ha visto?. Negli ultimi anni, le parole di un collaboratore di giustizia garganico hanno rafforzato i sospetti.
Un racconto che richiama la dinamica della lupara bianca.

Ora la famiglia chiede solo verità. Vuole sapere cosa è successo e restituire dignità a Francesco. Dopo dieci anni, non è solo una richiesta di giustizia. È un grido umano che non può più restare senza risposta.

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