100 anni di intelligence in Italia. Funzioni e importanza del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica

Dalla nascita del Servizio Informazioni Militare nel 1925 al moderno Sistema di sicurezza delineato dalla legge 124 del 2007: un secolo di evoluzione dell’intelligence italiana tra tutela dello Stato, cooperazione internazionale e nuove sfide globali

di ENZO GRECO Generale CC. già Direttore Ufficio analisi e valutazione strategica
della Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Il 15 ottobre 2025 ha rappresentato una tappa di straordinario rilievo per la storia dell’intelligence italiana: è stato celebrato, infatti, il centenario della nascita del primo Servizio di intelligence nazionale, il Servizio Informazioni Militare (SIM), istituito con regio decreto nel 1925 per unificare le strutture informative delle Forze Armate (Esercito, Marina e Aeronautica) e porre le basi per la costruzione di un sistema informativo coordinato a tutela della sicurezza dello Stato.

Un secolo di evoluzione dei Servizi di intelligence italiani, dalle origini militari del primo dopoguerra all’attuale Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica nato con la legge n. 124 del 2007.

In Italia, i servizi di intelligence svolgono un ruolo cruciale per la tutela della sicurezza nazionale, della stabilità istituzionale e degli interessi strategici del Paese. La loro importanza si manifesta nella capacità di prevenire minacce, raccogliere informazioni sensibili e supportare le decisioni delle autorità politiche in un contesto globale sempre più complesso.

Il Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica, riformato con la legge n. 124 del 3 agosto 2007, è l’architettura che regola i servizi di intelligence italiani e che comprende: l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna (AISI), che provvede alla tutela della sicurezza nazionale all’interno del territorio italiano da minacce come spionaggio o attività volte a danneggiare gli interessi nazionali come il terrorismo, l’estremismo, la criminalità organizzata e gli attacchi cibernetici che colpiscono il territorio del nostro Paese; l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (AISE), che si occupa della sicurezza nazionale per le minacce provenienti dall’esterno, la raccolta delle informazioni su conflitti geopolitici, sulla proliferazione di armi di distruzione di massa e le eventuali attività di Paesi stranieri contro gli interessi dello Stato; il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), che coordina il lavoro di AISI e AISE, garantendo un flusso informativo integrato verso il Governo oltre ad essere responsabile della supervisione generale e della pianificazione strategica; il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica (CISR), presieduto dal Presidente del Consiglio dei Ministri, che definisce le linee strategiche della politica di sicurezza; il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblica (COPASIR), ossia l’organo di controllo parlamentare che vigila sull’operato dei servizi, garantendo la trasparenza e la conformità alla legge.

I servizi di intelligence italiani svolgono una serie di funzioni chiave tra le quali la raccolta e le analisi delle informazioni che avvengono mediante le fonti umane (HUMINT), i segnali (SIGINT), le immagini (IMINT) e le open source (OSINT), provvedendo a raccogliere dati su eventuali minacce interne ed esterne.

L’analisi di queste informazioni permette di anticipare i rischi e fornire le valutazioni strategiche al Governo. L’AISI ha un ruolo centrale nel contrasto al terrorismo jihadista e all’estremismo di matrice politica nonché la protezione degli interessi nazionali mentre l’AISE opera per la salvaguardia degli interessi italiani all’estero, come la protezione di infrastrutture critiche (oleodotti o reti di telecomunicazione) o supportando le missioni militari italiane in territorio estero.

Con l’aumento delle minacce digitali, i servizi di informazione collaborano con l’Agenzia per la Sicurezza Cibernetica (ACN), deputata a proteggere le infrastrutture critiche e contrastare attacchi informatici, spesso “tollerati” da Stati o gruppi autonomi.

Le informazioni raccolte orientano le decisioni in materia di politica estera, difesa e di cooperazione internazionale, specialmente in scenari complessi come il Medio Oriente o l’Africa Subsahariana.

In Italia, la lotta contro le mafie e le organizzazioni criminali transnazionali richiede un coordinamento tra intelligence e forze di polizia per monitorare flussi finanziari illeciti e traffici internazionali.

In un’epoca caratterizzata da minacce asimmetriche (terrorismo, cyberattacchi, disinformazione), i servizi di intelligence sono essenziali per identificare e neutralizzare rischi prima che si possono concretizzare.

L’AISI, ad esempio, in più occasioni ha contribuito a sventare attentati terroristici in Italia ed oltre i confini nazionali, attraverso operazioni di prevenzione e monitoraggio costante.

L’Italia, posizionata al centro del Mediterraneo, è esposta alle instabilità regionali (es. conflitti in Libia, flussi migratori) e, in tale contesto, l’AISE fornisce analisi fondamentali per orientare la diplomazia italiana e le missioni internazionali.

Le Agenzie vigilano altresì sui settori strategici del nostro Paese come l’energia, la tecnologia e la finanza, contrastando operazioni di spionaggio industriale o acquisizioni ostili da parte di potenze straniere.

In un contesto di guerra ibrida, peraltro, i servizi monitorano campagne di disinformazione che possono destabilizzare l’opinione pubblica o influenzare processi democratici.

Anche in ambito di Cooperazione internazionale, sia l’AISI che l’AISE collaborano con partner NATO, UE e – in ambito bilaterale – con singoli Paesi (es. CIA, MI6) per la condivisione di informazioni e per affrontare minacce transnazionali, che divengono vitali in ambiti come il terrorismo e la cybersecurity.

Nonostante la loro importanza, i servizi di intelligence italiani affrontano diverse criticità e più in particolare: rispetto ad altri Paesi, come Stati Uniti o Regno Unito, il sistema informativo italiano opera con budget e personale più contenuti, il che può limitare la capacità di azione in contesti globali complessi; la combinazione di attacchi cibernetici, la disinformazione e le operazioni di influenza richiedono un approccio integrato che coinvolga non solo i servizi, ma anche il settore privato e la società civile; in passato, inoltre, i servizi italiani sono stati accusati di deviazioni o coinvolgimenti in scandali politici (es. caso Moro, stragi).

La riforma del 2007 ha rafforzato decisamente i controlli, la trasparenza e l’indipendenza, ma rimane il rischio di strumentalizzazioni in questo settore di vitale importanza per il nostro Paese.

Negli ultimi anni, i servizi di intelligence italiani hanno intensificato il focus su aspetti che riguardano: la Cybersecurity, con la creazione nel 2021 dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. In tale ambito, i servizi collaborano per proteggere infrastrutture critiche e sviluppare capacità offensive e difensive nel dominio cibernetico; la Geopolitica del Mediterraneo, in quanto i flussi migratori, le tensioni nel Sahel e la crisi libica hanno reso l’AISE un attore chiave nel monitoraggio delle dinamiche regionali; le pandemie e la sicurezza, in particolare durante la pandemia di COVID-19, le Agenzie di informazione hanno monitorato l’impatto delle crisi sanitarie sulla sicurezza nazionale, incluse le campagne di disinformazione e le minacce alla filiera medica.

In conclusione, si può affermare che i servizi di intelligence italiani rappresentano un pilastro fondamentale per la sicurezza e la stabilità del Paese.

La loro capacità di anticipare e neutralizzare minacce, combinata con il coordinamento internazionale e l’adattamento alle nuove sfide (cybersecurity, disinformazione, guerre ibride), li rende indispensabili in un mondo sempre più interconnesso e instabile.

Tuttavia, il loro operato richiede un equilibrio tra efficacia, trasparenza e rispetto dei principi democratici, per mantenere la fiducia dei cittadini e delle istituzioni del nostro Paese.

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