«Non era il classico operaio che lavora fino a tardi per integrare il reddito, ma probabilmente era lì come consulente esterno considerando la sua esperienza in materia impiantistica» commenta così Francesco Leo, il sindaco di San Marzano di San Giuseppe
Sono tre i morti, quattro i dispersi e cinque i feriti gravi nell’incidente alla centrale elettrica Enel del lago sull’Appennino bolognese. Una turbina è esplosa al piano -8 dell’impianto e il crollo ha travolto almeno 12 tecnici che lavoravano su adeguamenti dell’impianto. A perdere la vita anche Mario Pisano, 73enne di San Marzano di San Giuseppe, la più anziana delle tre vittime della strage di Suviana.
«Non era il classico operaio che lavora fino a tardi per integrare il reddito, ma probabilmente era lì come consulente esterno considerando la sua esperienza in materia impiantistica» commenta così Francesco Leo, il sindaco di San Marzano di San Giuseppe.
Secondo il sindaco, Pisano «aveva gestito una ditta che realizzava impianti in strutture di una certa rilevanza come inceneritori, svolgendo lavori anche per enti pubblici». Fino a pochi anni fa risiedeva a San Marzano dove vive una figlia e alcuni nipoti.
«Anche Mario perde la sua vita lavorando. Una strage senza fine in un Paese che si definisce civile ed avanzato. Alla famiglia, ai suoi affetti più cari, giunga un forte abbraccio da tutta la comunità, scrive suo social il sindaco Leo. Ieri sera la notizia cominciava a circolare. Questa mattina la conferma, ancora una volta terribile, inaccettabile. In un giorno San Marzano perde due suoi cittadini sul lavoro».
Il riferimento è all’altra tragedia sul lavoro che ha colpito ieri il paese, con la morte Angelo Cotugno, di 59 anni, operaio della ditta Semat, originario di San Marzano di San Giuseppe, morto folgorato mentre era al lavoro in un cantiere lungo la nuova superstrada che collegherà Taranto ad Avetrana.








