Il fatto risale a circa due anni fa, quando Giuseppe Difonzo, durante una visita in ospedale, strangolò la piccola mentre si trovava nel reparto di pediatria. Nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale medico, la bambina non riuscì a sopravvivere
È giunta la condanna definitiva per Giuseppe Difonzo, l’uomo accusato di aver soffocato la propria figlia di soli tre mesi nell’ospedale di Fasano. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di primo grado e quella d’appello, condannando l’uomo a 29 anni di carcere per omicidio volontario con le attenuanti generiche.
Il fatto risale a circa due anni fa, quando Difonzo, durante una visita in ospedale, strangolò la piccola mentre si trovava nel reparto di pediatria. Nonostante i tentativi di rianimazione da parte del personale medico, la bambina non riuscì a sopravvivere. Il gesto sconvolse la comunità di Fasano e destò scalpore nell’intera regione, tanto che l’uomo fu immediatamente arrestato e successivamente sottoposto a un lungo processo.
La sentenza definitiva della Cassazione ha messo fine a una lunga battaglia legale. Con la conferma della pena, Difonzo è stato nuovamente trasferito in carcere, dove dovrà scontare il resto della condanna. La madre della bambina, nel corso del processo, si è costituita parte civile e ha espresso più volte il suo dolore per una tragedia che ha segnato la sua vita in modo irreparabile.
L’avvocato della difesa, pur riconoscendo la gravità dell’episodio, aveva sollevato dubbi sulla capacità di Difonzo di comprendere appieno il significato delle sue azioni a causa di presunti disturbi psicologici, ma la Corte non ha ritenuto sufficienti tali argomentazioni per ridurre la pena.








