Effetto domino in Regione Puglia, si è dimesso anche Filippo Caracciolo (PD)

In una nota, Caracciolo afferma «Sembra una giostra, altro giro, altra corsa. E, aggiungerei, altro fango. Ogni occasione è buona per tirare in mezzo qualcuno, per provare a demolire l’avversario politico sfruttando qualsiasi occasione. Oggi è toccato anche a me»

Effetto domino nella politica Barese. Dopo Giuseppe Tupputi di CON, anche Filippo Caracciolo, capogruppo del Pd in Consiglio regionale pugliese, da le dimissioni in maniera «irrevocabile».

In una nota, Caracciolo afferma «Sembra una giostra, altro giro, altra corsa. E, aggiungerei, altro fango. Ogni occasione è buona per tirare in mezzo qualcuno, per provare a demolire l’avversario politico sfruttando qualsiasi occasione. Oggi è toccato anche a me. C’è qualcuno che sta tentando di gettarmi in mezzo alla mischia, sfruttando una vicenda che nulla ha a che fare con quelle che da settimane stanno occupando le cronache locali e nazionali». Caracciolo si riferisce all’inchiesta del 2017 che lo vede rinviato a giudizio assieme ad altre persone per i reati di corruzione e turbativa d’asta in relazione alla gara d’appalto che fu bandita dal comune di Corato per la costruzione della nuova sede di una scuola media.

Prosegue Caracciolo «È bene ricordare che quando nel 2017 ho saputo di essere indagato mi sono immediatamente dimesso da assessore regionale. E quando a febbraio scorso sono stato rinviato a giudizio, nel corso di una riunione del gruppo regionale del Pd ho rimesso il mio mandato di capogruppo nelle mani dei colleghi che mi avevano scelto quale loro rappresentante in Consiglio regionale. Il gruppo, però, ha respinto all’unanimità le mie dimissioni, dichiarando che non c’era alcun presupposto per cui non avrei potuto continuare a ricoprire l’incarico.»

Conclude Caracciolo «Io quel processo lo affronterò, perché sono innocente e lo dimostrerò nel giudizio. Ma voglio eliminare ogni possibile forma di speculazione sulla mia persona e sul partito che rappresento e per tale ragione rimetto nuovamente e in modo irrevocabile il mio mandato di capogruppo nelle mani dei colleghi consiglieri, nell’interesse del partito e, ancora una volta, dell’istituzione che mi onoro di rappresentare e dei cittadini».

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