L’avvocato Vito Birgitta interviene dopo la notizia dell’omologa da parte del Tribunale di Brindisi: «Nessun danno erariale, si tratta di danno d’immagine. La procedura è legittima, la Corte dei Conti non era parte. Mio assistito pronto a pagare più di quanto sarebbe obbligato a versare»
Con riferimento alla recente notizia sull’omologazione, da parte del Tribunale di Brindisi, del piano di ristrutturazione del debito presentato dall’ex sindaco Giovanni Antonino, l’avvocato Vito Birgitta ha diffuso una nota per chiarire alcuni aspetti della vicenda giudicata inesatti o fuorvianti. Secondo il legale, l’intento è quello di ristabilire una corretta ricostruzione dei fatti, alla luce del dibattito mediatico sviluppatosi a seguito della decisione.
«Già nel 2022 il mio assistito ha fatto ricorso a una procedura prevista dalla legge che consente a chiunque, in presenza di determinati requisiti, di ristrutturare il proprio debito in base alla propria reale situazione economica e patrimoniale», scrive Birgitta, sottolineando che tale diritto vale «anche per chi si chiama Giovanni e Antonino».
Il legale precisa che né la Corte dei Conti né la Procura della Repubblica hanno preso parte al procedimento, che per legge coinvolge solo debitore e creditori: «Il Comune di Brindisi e l’Agenzia delle Entrate, effettivamente costituiti nella procedura, si sono opposti alla richiesta, chiedendo anche un parere alla Procura presso la Corte dei Conti, che però non è stata parte del processo».
Al centro della vicenda c’è una condanna della Corte dei Conti nei confronti di Antonino, ex sindaco di Brindisi, per un importo pari a 2,2 milioni di euro. Ma l’avvocato precisa: «Non si tratta di un danno erariale, ma di un danno d’immagine. Il mio assistito non ha sottratto risorse pubbliche né causato danni economici al Comune. La quantificazione si basa sulle imputazioni di reati, mai accertati in via definitiva».
Birgitta evidenzia inoltre che l’impegno economico derivante dal piano omologato è superiore a quanto Antonino dovrebbe versare in caso di pignoramento: «Con il pagamento di 600 euro al mese a vita, l’esborso sarà maggiore rispetto a quanto si sarebbe ottenuto pignorando una parte della pensione». Il piano, insomma, garantirebbe un maggiore rientro anche per i creditori.
Infine, il legale si sofferma sulle motivazioni personali dell’ex sindaco: «Il mio assistito ha scelto di affrontare questa strada, pur sapendo che avrebbe generato discussioni e un impegno economico superiore, per tentare, almeno in parte, di rimediare alle conseguenze di vicende risalenti a vent’anni fa, forse anche oltre le sue reali responsabilità, e provare a fare pace con la sua città».








