Taranto, Ex-Ilva: Stellato «Dal sì all’accordo di programma una nuova visione per Taranto»

«Le bozze di accordo interistituzionale hanno delineato in linea di principio la volontà del Governo di avviare un processo di decarbonizzazione della fabbrica» dice Stellato

«Nei miei ruoli di consigliere regionale e consigliere di Taranto in pectore, ho partecipato a diversi incontri sul futuro dello stabilimento siderurgico, compreso quello di oggi convocato dal Sindaco a Palazzo di Città».

Lo dichiara Massimiliano Stellato, consigliere regionale e comunale di Taranto.

«Le bozze di accordo interistituzionale, propedeutico all’accordo di programma e al successivo rilascio della nuova Aia, ipotizzate del ministro Urso, hanno delineato in linea di principio la volontà del Governo di avviare un processo di decarbonizzazione della fabbrica, prevedendo l’abbandono delle fonti fossili nel giro di alcuni anni.

L’ipotesi iniziale dei dodici anni, per me irricevibile, è stata contratta ad un arco temporale inferiore, attualmente al vaglio dei tecnici del dicastero.

Il cambio di processo produttivo ha ricevuto il consenso di larga parte delle istituzioni interessate, delle forze politiche e delle parti sociali.

Ora, il punto è come realizzarlo.

Le opzioni in campo, al netto della convergenza sulla realizzazione di tre forni elettrici, contemplano un duplice scenario: la realizzazione di impianti di preridotto a Taranto o altrove.

Ma come approvvigionarsi del gas necessario?

Sul punto, atteso che dall’impianto Tempa Rossa non è assicurata la quantità necessaria al funzionamento dei tre nuovi impianti, occorre valutare la possibilità di ospitare in città una nave rigassificatrice.

Ma dove?

Posizionarla a 12 miglia dalla costa renderebbe l’operazione antieconomica, mentre ospitarla vicino alla terraferma farebbe incrementare il rischio di incidenti rilevanti, già elevato per la presenza di Eni e dello stesso siderurgico. La soluzione, che ho provato ad esprimere nel corso degli incontri, potrebbe essere quella di posizionare, in via temporanea, la nave “gasiera” al di là della costruenda diga foranea, ipotesi sulla quale anche l’autorità portuale di Taranto pare abbia espresso parere «non ostativo». Questa soluzione potrebbe contemperare le esigenze di approvvigionamento energetico per gli impianti DRI che, se realizzati altrove, sottrarrebbe a Taranto occupazione e sviluppo per le imprese locali. A valle di ciò, ritengo giusto che il sì all’accordo debba portare vantaggi all’intera comunità ionica attraverso l’inserimento di un addendum negoziale che impegni il Governo, tra l’altro, ad aprire l’aeroporto ai voli civili, finanziare corsi di laurea, infrastrutture (come il collegamento autostradale e l’alta velocità ferroviaria), gestire degli esuberi attraverso la ricollocazione lavorativa, sbloccare le assunzioni in sanità e costruire immobili per l’edilizia residenziale pubblica».

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