Il sindaco di Taranto ribadisce il “no” alla firma dell’Accordo di programma interistituzionale, chiedendo al governo un decreto speciale per la città: «Serve un percorso di decarbonizzazione immediato e la chiusura dell’area a caldo entro cinque anni, con investimenti e alternative occupazionali credibili»
A due giorni dal vertice del 12 agosto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy sull’Accordo di programma per l’ex Ilva, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, conferma la linea dell’amministrazione: «La priorità è proteggere la salute dei tarantini, diritto costituzionale incomprimibile».
Bitetti, che chiederà formalmente al ministro Adolfo Urso un incontro ristretto ai sensi dell’articolo 34 del Tuel, ha chiarito che il “no” alla firma dell’Accordo non significa voler bloccare il tavolo con il governo, ma ribadire la necessità di un impegno concreto e straordinario per la città: «Essere in disaccordo con il governo non equivale a disconoscerne la funzione e i poteri. L’Ilva non si chiude solo perché il Comune non ha firmato l’accordo di programma».
Dal suo insediamento il 17 giugno, l’amministrazione ha espresso parere negativo sull’Autorizzazione integrata ambientale, ascoltato le parti sociali e giudicato insufficiente il testo dell’Accordo interistituzionale. «Serve un decreto per Taranto – ha affermato – perché da soli non ce la faremo. Abbiamo bisogno di investimenti, di alternative per i lavoratori e di una vera decarbonizzazione che porti alla chiusura dell’area a caldo entro cinque anni».
Il primo cittadino sottolinea che qualsiasi ipotesi di accordo dovrà contenere tempi, modalità e strumenti chiari per raggiungere gli obiettivi di tutela della salute, salvaguardia ambientale e rilancio economico: «Solo su queste basi – conclude – è possibile riaprire un confronto serio e costruttivo con il ministro Urso e tutto il governo».








