Il tempo che scorre, le rughe sul volto sono oggetto di scherno, ma solo se ad indossarli sono le donne
di PAMELA PANCOSTA – Un reel pubblicato sul profilo Instagram, un viso acqua e sapone e decine di insulti a corredo. Licia Colò autrice, divulgatrice e presentatrice televisiva nuovo bersaglio di quella fetta di spettatori giudicanti delle vite e affari altrui, incapaci di azionare il cervello prima di posare le dita sulla tastiera del cellulare.
Il motivo, di nuovo, l’immagine di una donna di sessantaquattro anni che difende in modo esemplare la scelta di non rincorrere la gioventù a tutti i costi. Prima di addentrarmi nel discorso voglio sottolineare che sarei felice di apporre firma ovunque per mantenere, tra un decennio circa, la sua stessa freschezza senza una goccia di botox iniettato e conservare quella luminosità negli occhi che solo un’intelligenza vispa può esprimere.
Ricordo bene i suoi esordi nelle reti tv private talentuosa e professionale, capace di destreggiarsi perfettamente tra un programma dedicato ai bambini e altri a tema sport, ecologia, musica, viaggi e tanto altro. Due libri pubblicati, esplorazione in Paesi di tutto il mondo, impegno ambientalista, ma a quanto pare non le si possono proprio perdonare i segni del naturale invecchiamento cutaneo e del bulbo pilifero, che signori e signore se saremo fortunati, affronteremo tutti inesorabilmente.
Le è stato detto che è brutta e su questo potrei aprire un discorso piuttosto lungo e articolato su quanto e come la bellezza possa essere soggettiva, ma obiettivamente è dotata di lineamenti fini e per giunta eleganti, colore degli occhi che manco a crearli in laboratorio verrebbero così azzurri e un sorriso praticamente perfetto. Non c’è partita, cari i miei beoti instagrammati.
Gli stessi buontemponi insultanti perfettamente distribuiti tra i sessi hanno avuto l’ardire di invitare caldamente la signora Calò alla quiescenza per vecchiaia, scordando che l’età pensionabile per le donne in Italia è di sessantasette anni. Che sbadati!
Si sono aggiunte altre brutte parole e di vario calibro concentrati senza possibilità di interpretazione sull’età anagrafica della malcapitata.
La risposta a tanto livore non si è fatta aspettare, fortificata dalla magnifica proprietà di linguaggio della protagonista e mente acuta e vicace che evidentemente manca agli scrittori infami di sbeffeggi gratuiti.
La mia analisi in queste righe non è diretta alla difesa, ma al ragionamento puro e semplice di un fenomeno che ormai ha raggiunto livelli penosi e stancato abbondantemente.
La stessa Calò chiede come mai nessuno si sia mai fatto carico di critica nei confronti del compianto e amatissimo maestro Piero Angela che di anni ne aveva novanta nelle sue ultime apparizioni e allo stesso modo io mi chiedo per quale motivo non si rivolgano pesanti offese all’onnipresente Bruno Vespa che di candeline ne ha spente ottantadue e di stempiatura alta soffre da un bel pezzo? E del sedere gravitazionalmente attratto al centro della Terra di questo o quell’attore paparazzato in questa estate torrida ne vogliamo parlare?
Sembra un ingranaggio incriccato. Ai voglia a parlare di lotte femministe, di accettazione dei corpi, di eliminazione dei giudizi, più si va avanti e più si torna indietro.
Anna Magnani emblema dell’antidivismo, del talento puro riconosciuto oltre l’immagine pronunciò negli anni Cinquanta al suo truccatore una frase divenuta celebre quanto le pellicole che la vedono protagonista: «lasciami tutte le rughe, non me ne togliere nemmeno una. Le ho pagate tutte care. C’ho messo una vita a farmele!» e settant’anni dopo siamo punto e a capo. Che tristezza.
Per quante creme, trattamenti estetici potremo provare sulle nostre pelli l’età continuerà ad avanzare e i segni saranno sempre più evidenti perché la natura è questa e non c’è modo di arrestare lo scorrere del tempo. Si dovrebbe accettare la vecchiaia per ciò che è, una stagione della vita. Poi il vezzo di recuperare un briciolo di gioventù può essere perdonato, ma a patto che non si trasformi in un’ossessione.
E chi ci guarda dovrebbe imparare a biasimare meno e complimentarsi di più per l’incanto che il racconto della vita avrà scritto sui volti e sui corpi di ognuno di noi.
Gli anni verdi li abbiamo vissuti con la drammaticità dell’adolescenza e le inquietudini della vita adulta, è giusto e addirittura romantico abbracciare quel cedimento dei tessuti che non fa altro che ricordarci d’aver vissuto e di imparare ad essere clementi e generosi con noi stessi, ma soprattutto con gli altri.
Tanto il tempo passa per tutti, anche per gli uomini.
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