Il consigliere regionale Tommaso Scatigna denuncia l’assenza dell’ENEL in audizione sulla mancata attivazione del pozzo ARIF “Le Lamie di Olimpia” tra Fasano e Locorotondo: «Intollerabile ritardo, la società venga subito a riferire in Commissione»
Una struttura pronta da sei anni, con un investimento pubblico di oltre 150mila euro, ma ancora completamente inattiva a causa della mancata attivazione da parte dell’ENEL. Questo è quanto dichiarato dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Tommaso Scatigna. A conferma di ciò, il fatto che in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale pugliese la società elettrica non si è presentata, rimarcando così la loro assenza.
Il caso riguarda il pozzo ARIF “Le Lamie di Olimpia”, situato nelle campagne tra Fasano e Locorotondo. Questa si configura come un’infrastruttura strategica per l’approvvigionamento irriguo dell’area e completata tecnicamente nel giugno del 2019, ma mai attivata.
A intervenire con forza Scatigna, che considera la situazione intollerabile. Infatti, ha dichiarato: «L’assenza dell’ENEL, oggi in audizione, la dice lunga su di chi siano le responsabilità della mancata attivazione del pozzo. Parliamo di un impianto pronto da anni, finanziato con legge regionale 45/2013, art. 44, per un importo complessivo di € 154.035,08. Una condotta di circa 5 chilometri, funzionante, ma inutilizzabile».
Il consigliere sostiene con fermezza che la responsabilità dell’inutilizzo non siano né del Comune di Locorotondo né dell’ARIF. Difatti, il Sindaco di Locorotondo, Antonio Bufano, e il direttore dell’ARIF, Francesco Ferraro, hanno dichiarata in audizione che le opere di loro competenza sono state portate a termine.
Il vero nodo rimane dunque l’allaccio alla rete elettrica, di competenza esclusiva dell’ENEL. Scatigna ha chiesto ufficialmente al presidente della Commissione Agricoltura, Francesco Paolicelli, di diffidare l’ENEL e imporre la presenza dei suoi rappresentanti in una nuova audizione.
Il consigliere ha rimarcato: «È inaccettabile che si blocchino risorse fondamentali per il comparto agricolo. I ritardi stanno causando danni concreti alle comunità locali e alle imprese agricole che operano nel territorio». Il funzionamento dell’impianto è, quindi, necessario. Inoltre è stato realizzato con fondi pubblici, l’opera non può restare incompiuta. Se così dovesse essere questo resterà il simbolo di inefficienze e scarico di responsabilità tra enti e gestori di servizi essenziali.








