RSA di Ostuni: tensioni tra politica e sanità per l’internalizzazione

Tra incertezze occupazionali e critiche alla gestione regionale, il futuro della RSA di Ostuni è in bilico. I sindacati denunciano precarietà e disparità, la Commissione Sanità chiede una proroga per evitare tagli e decisioni affrettate

Si è tenuta ieri, 10 settembre, la III Commissione Consiliare. Durante l’audizione è emersa una forte preoccupazione non solo per i posti di lavoro a rischio, ma anche per la mancanza di chiarezza nei conti economici e nei criteri di internalizzazione adottati dalla Regione Puglia e dall’ASL di Brindisi.

La vicenda della RSA di Ostuni si trasforma in un caso politico e sindacale che rischia di esplodere a pochi mesi dalle elezioni regionali. Il destino di 48 lavoratori, impiegati da anni nei servizi socio-sanitari della struttura, è oggi più incerto che mai. La richiesta urgente di una proroga del servizio, avanzata dal presidente della Commissione Sanità Mauro Vizzino e dal consigliere regionale Maurizio Bruno, rappresenta l’ultimo tentativo di frenare una transizione ritenuta affrettata e potenzialmente disastrosa.

Vizzino ha dichiarato: «Chiediamo una proroga del termine indicato per approfondire il contenuto della nota del Dipartimento. Del resto, non siamo stati capaci di fare nulla in tre mesi e adesso vogliamo fare tutto in cinque giorni. Intendiamo sottolineare, inoltre, che il problema del personale è centrale e su questo bisognerà lavorare».

FIALS «BASTA CREARE LAVORATORI DI SERIE A E DI SERIE B»

A farsi sentire per prendere le difese dei lavoratori c’è anche FIALS. La Federazione ritiene che l’internalizzazione dei servizi sanitari e socio-sanitari deve essere un passo avanti per la tutela dei lavoratori e il rafforzamento della sanità pubblica e non un’occasione per creare nuovo precariato.

FIALS denuncia una gestione confusa e contraddittoria non solo per quanto riguarda l’RSA di Ostuni. Difatti, questi disordine starebbero avvenendo da mesi in tutta la Puglia. La sigla sindacale chiede regole chiare, trasparenza nei costi di gestione e l’eliminazione di ogni forma di disparità di trattamento tra RSA già internalizzate e quelle ancora in sospeso.

A ciò si aggiunge anche il tema dell’ADI. I lavoratori che garantiscono assistenza domiciliare sono ancora in condizioni precarie, quando a loro dovrebbe essere garantita stabilità e riconoscimento. Secondo FIALS, infatti, con il rafforzamento dell’ADI si rafforzerebbe anche la sanità pubblica e si garantirebbero ai cittadini cure di qualità direttamente nelle loro case.

IL CONSIGLIERE TOMMASO GIOIA «BASTA CONFUSIONE, SERVONO CERTEZZE»

A rincarare la dose è il consigliere per la Sanità del Presidente della Regione, Tommaso Gioia, che si dice “sbalordito” dalle posizioni dell’assessore Amati. Affermando: «Nessuno ha capito la nota del Dipartimento, nemmeno i sindacati. È tutto troppo nebuloso».

Durante la seduta della III Commissione, Gioia ha presentato un documento congiunto firmato da AARO EMAC, CIMO-FESMED e AANAO, annunciando anche lo stato di agitazione del personale. Il timore condiviso è che la fretta e l’opacità delle decisioni portino non solo alla perdita di posti di lavoro, ma anche a un impoverimento strutturale della sanità pubblica nel brindisino.

Il caso Ostuni diventa simbolico per l’intero sistema di internalizzazioni sanitarie in Puglia: se mal gestito, potrebbe generare una spirale di precarietà e sfiducia nel servizio pubblico.

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