Colpo alla SCU, smantellato il clan “Lamendola-Cantanna”. Sequestrati beni per migliaia di euro, tra cui un cavallo che sarà affidato ai Carabinieri per attività di educazione alla legalità
Il Tribunale di Lecce ha emesso ieri, 11 marzo 2025, la sentenza relativa al processo “The Wolf”, scaturito da un’imponente operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e dei Carabinieri della Compagnia di San Vito dei Normanni. Ventidue imputati, accusati di reati gravissimi tra cui associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, tentato omicidio ed estorsione, sono stati condannati complessivamente a oltre 270 anni di reclusione.
Tra i condannati spicca il nome di Gianluca Lamendola, ritenuto capo del clan mafioso “Lamendola-Cantanna”, condannato a 20 anni di reclusione. Stessa pena per Cosimo Lamendola, Adriano De Iaco e Domenico Fanizza. Tra gli altri imputati, condanne pesanti sono state inflitte a Roberto Calò (13 anni e 6 mesi), Rosario Cantanna (11 anni e 10 mesi), Angelo Potenzo Cardone (12 anni e 6 mesi) e Pancrazio Carrino (13 anni e 4 mesi). Gli imputati hanno ricevuto anche pesanti sanzioni pecuniarie per un totale di decine di migliaia di euro.
L’operazione e l’arresto del latitante
L’indagine ha preso il via dal tentato omicidio di un sorvegliato speciale, avvenuto a Latiano il 5 luglio 2020, quando una raffica di proiettili calibro 9 lo colpì di striscio. Da quel momento, i Carabinieri hanno ricostruito la riorganizzazione del clan sotto la guida di Gianluca Lamendola, nipote di Carlo Cantanna, condannato all’ergastolo.
Dopo l’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare nel luglio 2023, Lamendola si era dato alla latitanza, ma è stato catturato il 18 novembre 2023 a Correggio (Reggio Emilia), in un’operazione spettacolare condotta dai Carabinieri di Brindisi e Reggio Emilia. Un intero complesso condominiale è stato cinturato dalle forze dell’ordine prima di farvi irruzione e arrestare il latitante.
I beni confiscati e il cavallo “mafioso”
Tra i beni confiscati al clan figura un cavallo di razza frisone di nome “Hielke”, di 23 anni, utilizzato da Lamendola per spostarsi nei terreni della sua masseria e organizzare gli affari criminali. Il cavallo, simbolo di potere nel mondo mafioso, è stato affidato all’Arma dei Carabinieri e destinato alla Riserva Naturale Statale “Murge Orientali” di Martina Franca, dove vivrà in libertà insieme ad altri esemplari.
L’animale verrà mostrato alle scolaresche in visita alla Riserva nell’ambito delle attività di educazione alla legalità, evidenziando il valore della confisca dei beni mafiosi, strumento fondamentale nella lotta alla criminalità organizzata.
Il clan e i suoi metodi: violenza, estorsioni e traffico di droga
L’indagine ha messo in luce come il clan “Lamendola-Cantanna” operasse con metodi tipicamente mafiosi, imponendo il proprio dominio con pestaggi, sequestri di persona, agguati e tentati omicidi. Nessuna vittima ha denunciato, segno del clima di paura imposto dal gruppo.
Il core business del clan era il traffico di stupefacenti, con ingenti quantità di droga e denaro interrate nei terreni della masseria “Mascava”, principale base operativa situata tra Brindisi, Mesagne, San Vito dei Normanni e Carovigno.
Cinque tentativi di estorsione e altrettante richieste di “pizzo” andate a segno hanno permesso al clan di incassare oltre 20.000 euro, imponendo ai commercianti locali pagamenti mensili di 500 euro per una finta “protezione”.
Sequestri di armi e denaro
L’operazione ha portato al sequestro di numerose armi clandestine, tra cui pistole, fucili e persino armi da guerra, utilizzate dal clan per controllare il territorio e intimidire la popolazione.
Una vittoria dello Stato contro la criminalità organizzata
Le condanne emesse rappresentano un duro colpo alla criminalità organizzata brindisina e un segnale forte della capacità dello Stato di contrastare le organizzazioni mafiose. Il processo “The Wolf” ha smantellato un gruppo criminale violento e spietato, restituendo al territorio sicurezza e legalità.
L’attenzione resta alta: le forze dell’ordine continueranno a monitorare la situazione per evitare che nuovi gruppi possano prendere il posto del clan sgominato.








