Partorirai, ma con meno dolore

Dalla parte della Streusa, pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – Si combatte la violenza ostetrica e ginecologica con informazione e ascolto

di PAMELA PANCOSTA – Se ne parla troppo poco di questo fenomeno, in tutta onestà nessuna delle mie conoscenti mamme ha mai sollevato il problema, almeno in mia presenza e ovviamente non ho avuto modo di appurare di persona la veridicità della questione. Quello che mi dà pensiero è leggere sul web testimonianze da brivido di partorienti denigrate nel proprio dolore che hanno subito comportamenti negligenti e manovre inappropriate durante la nascita della propria creatura.

Ho voluto approfondire e sono rimasta stupita nel conoscere l’esistenza di una specifica definizione sancita dalla Risoluzione n.2306/2019 adottata dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il 3 ottobre 2019 che descrive la violenza ostetrica come l’insieme di pratiche violente e sessiste, perpetrate nell’ambito di consultazioni mediche o del parto. Si parla di episiotomie non necessarie, suturazioni eseguite senza la somministrazione di anestesia, mancato consenso informato e abusi verbali e pratici, discriminazioni razziali, trattamenti inumani e degradanti.

Un’altra forma di violenza di genere e dei diritti umani come se le donne non ne avessero già a sufficienza in qualsiasi altro ambito della vita.

Come per altri tipi di violazione della dignità e del corpo della persona, della donna, solo di recente si è cominciato a denunciare svelando retroscena sgradevoli, comportamenti brutali e crudeli che diventano insopportabili quando l’assistenza è richiesta per un’interruzione di gravidanza. Lascio per ora da parte il discorso obiezione di coscienza, e dei sostenitori del movimento pro-vita nei consultori, ne parlerò volentieri in un’altra puntata della rubrica.

Ad oggi non esiste una legge specifica che punisce questi soprusi come reati autonomi, quindi nessuna sanzione per il personale sanitario e ausiliario che abusa. Si procede attraverso l’applicazione di norme generali del codice civile e penale, pare non urgente legiferare in merito. In Portogallo è legge dal 2025.

Il parto è di per sé un momento complesso fisicamente e psicologicamente impegnativo e ogni donna meriterebbe di essere sostenuta e accompagnata con cura, comprensione e tutti gli strumenti utili per lenire qualsiasi tipo di patimento, non il contrario.

Lo scorso anno il 76% delle madri italiane ha dichiarato di aver patito più di una vessazione in sala parto. Ho letto di giovani puerpere aggredite perchè non capaci di sopportare il travaglio, come fosse obbligatorio sentirsi squarciare in due per mettere al mondo una vita. Immagino gli stessi aguzzini o aguzzine, correre all’armadietto dei medicinali al primo accenno di una qualsiasi algia.

Non è normale soffrire, esistono procedure e farmaci adatti per evitare sofferenza. Ogni madre ha il suo personale approccio all’esperienza, non siamo tutte uguali per fortuna, ma è necessario, obbligatorio oserei dire, dare assistenza adeguata soprattutto nelle strutture pubbliche, che non tutte possono permettersi di assoldare camici bianchi alla Grey’s Anatomy circondati dall’aura celestiale delle cliniche americane per partorire tranquille con tanto di ghiacciolino alla frutta in regalo.

In molte scelgono dopo la prima, disastrosa esperienza di non avere altri figli, terrorizzate all’idea di dovere affrontare nuovamente tanto disagio. No, le donne non sono obbligate a partorire con dolore, bisogna superare queste bigotte e arcaiche convinzioni religiose imposte da esseri immondi incapaci di sopportare il fastidio di un’unghia incarnita.

E se dall’alto nessuno si occupa di sovvertire questo modus operandi spietato, qualche mosca bianca si spinge oltre tentando di mettere in guardia le future madri attraverso corsi, divulgando informazione, allestendo punti d’ascolto.

Ancora una volta sono le potenziali vittime a doversi difendere preparandosi all’evento e studiando i propri diritti, per poter riconoscere qualsiasi forma di violenza ostetrica e chiedere spiegazioni se qualcosa non torna.

Per tutto questo e molto altro sento di essere infinitamente grata a mia madre che nelle sue esperienze in sala parto ha subito senza saperlo, sopportando stoicamente il giudizio improprio di altri sul suo dolore e chissà quale cattiveria gratuita.

Buona festa mamme eroiche.

  • bonuspertutti

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