Brindisi, sequestrato un canile dalla GdF: contestate violazioni igienico-sanitarie e gestione illecita di rifiuti

Sigilli a un’area di oltre 5mila metri quadrati. Denunciata una persona, accertamenti anche su due lavoratori trovati all’interno della struttura

La Guardia di Finanza di Brindisi ha sequestrato un canile per presunte violazioni igienico-sanitarie e per ipotesi di gestione illecita di rifiuti. L’operazione è stata condotta dai militari del Gruppo di Brindisi nell’ambito delle attività di controllo economico del territorio, con il supporto dei funzionari del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL di Brindisi.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, la struttura avrebbe continuato a operare nonostante un’ordinanza comunale già emessa dal Comune di Brindisi che disponeva il divieto di prosecuzione dell’attività.

Nel corso dell’intervento, i finanzieri avrebbero inoltre rilevato la presenza di ingenti quantità di rifiuti depositati direttamente sui terreni del canile, tra cui deiezioni animali, imballaggi e materiali plastici, in assenza di autorizzazioni e senza adeguati sistemi di raccolta e smaltimento.

Una situazione che, secondo gli investigatori, avrebbe potuto determinare un potenziale rischio di contaminazione e inquinamento del terreno circostante.

Alla luce delle evidenze raccolte, Guardia di Finanza e personale ASL hanno proceduto al sequestro dell’intera area, estesa complessivamente per circa 5.690 metri quadrati, con l’obiettivo di impedire la prosecuzione dell’attività e l’aggravamento delle conseguenze per l’ambiente e per gli animali presenti nella struttura.

Una persona è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Brindisi per le ipotesi di reato di gestione illecita di rifiuti, ai sensi dell’articolo 256 del Decreto Legislativo 152/2006, e per inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, ai sensi dell’articolo 650 del Codice Penale.

Sono inoltre in corso verifiche sulla posizione di due persone trovate al lavoro all’interno del canile, per accertare l’eventuale presenza di forme di lavoro irregolare o nero.

Come precisato dagli inquirenti, la responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo con sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza garantito dall’articolo 27 della Costituzione.

L’operazione si inserisce nel quadro delle attività della Guardia di Finanza finalizzate alla tutela della legalità economico-finanziaria, dell’ambiente e dei lavoratori.

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