La denuncia della CISL FP dopo l’assemblea dei lavoratori della vigilanza del Ministero della Difesa. Renna: «Situazione insostenibile». Ferri: «È il fallimento della riorganizzazione del 2018»
Cresce la tensione tra i lavoratori della vigilanza del Ministero della Difesa nell’area ionica. Organici ridotti, straordinari non retribuiti, indennità di turno ferme da otto mesi e posti di guardia temporaneamente chiusi sono al centro della protesta promossa dalla CISL FP.
La denuncia è emersa durante un’assemblea particolarmente partecipata alla presenza del segretario territoriale CISL FP, Umberto Renna, e di Massimo Ferri del Coordinamento Nazionale Difesa CISL FP. I rappresentanti sindacali hanno raccolto le preoccupazioni dei dipendenti, evidenziando una situazione che definiscono ormai non più sostenibile.
Secondo quanto emerso nel confronto, la carenza di personale avrebbe raggiunto livelli critici. Gli organici sarebbero infatti ridotti al 50 per cento rispetto alle necessità operative, una condizione che ha portato per la prima volta anche alla temporanea chiusura di alcuni posti di guardia.
Lavoratori sotto pressione tra carenze e mancati pagamenti
Il personale denuncia un sistema che continua a richiedere un aumento delle attività di controllo e vigilanza, anche alla luce dell’attuale contesto internazionale. Tuttavia, a fronte di maggiori responsabilità e carichi di lavoro, non sarebbero stati corrisposti né gli straordinari né le indennità di turno maturate negli ultimi otto mesi.
«È grave la condizione di centinaia di lavoratori monoreddito», ha dichiarato Umberto Renna. Il segretario territoriale ha evidenziato come la riduzione degli organici abbia colpito duramente il settore della vigilanza, aggravando condizioni lavorative già particolarmente difficili.
Per la CISL FP è necessario intervenire rapidamente attraverso un interpello straordinario, anche a livello nazionale, e prevedere un numero adeguato di posti destinati al territorio ionico nei prossimi concorsi pubblici.
Sindacato pronto alla mobilitazione: “Serve una svolta immediata”
Molto duro anche l’intervento di Massimo Ferri, che ha definito l’attuale situazione «la cronaca di un fallimento annunciato». Secondo il rappresentante nazionale, le criticità odierne sarebbero la conseguenza diretta della riorganizzazione avviata nel 2018, contestata fin dall’inizio dai lavoratori.
Ferri ha ricordato che la CISL FP Difesa continua a chiedere un significativo incremento degli organici nazionali. L’obiettivo indicato dal sindacato è riportare il personale civile della Difesa a circa 30 mila unità, rispetto alle attuali 16 mila.
Al termine dell’assemblea, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Comando Territoriale Marittimo Sud, che avrebbe manifestato attenzione verso le problematiche sollevate e disponibilità a valutare possibili soluzioni, a partire dall’ipotesi di un interpello nazionale.
La vertenza proseguirà il prossimo 16 giugno a Roma, in occasione dell’incontro programmato con il Capo di Stato Maggiore della Marina. In quella sede la CISL FP porterà sul tavolo le criticità economiche e organizzative emerse a Taranto.
Tra i temi segnalati figurano anche i dinieghi ai cambi di profilo professionale, l’impiego di personale in mansioni differenti da quelle assegnate, le contestazioni sul sistema di gestione delle presenze e la distribuzione degli straordinari, ritenuta penalizzante per il territorio ionico.
A preoccupare ulteriormente il sindacato è anche il futuro dell’Arsenale di Taranto. Secondo Renna, infatti, lo stabilimento sarebbe rimasto indietro rispetto agli investimenti previsti per altre realtà nazionali. Una situazione che, sommata alle altre criticità, alimenta il malcontento dei lavoratori e apre la strada a una possibile mobilitazione di ampia portata.
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