Le forze politiche contestano la partecipazione del generale Roberto Vannacci alla kermesse e chiedono che la manifestazione mantenga una reale pluralità: «Non contestiamo il suo diritto a parlare, ma le sue idee e la loro progressiva normalizzazione»
«Una piazza è democratica solo se resta plurale». È da questa affermazione che Uniti si Cambia, Radici d’Impegno e Movimento 5 Stelle prendono posizione sulla possibile presenza del generale Roberto Vannacci, segretario nazionale di Futuro Nazionale, alla decima edizione della kermesse politica “La Piazza” di Ceglie Messapica.
Le tre forze politiche esprimono una «netta opposizione politica» alla partecipazione di Vannacci e, soprattutto, alla visione della società che, a loro giudizio, rappresenterebbe.
«Crediamo nel confronto, ma democrazia non significa neutralità»
Nel documento viene innanzitutto rivendicato il valore del confronto anche tra posizioni profondamente differenti.
«Crediamo nella democrazia proprio perché crediamo nel confronto, soprattutto quando mette di fronte idee radicalmente diverse di società. Non temiamo le opinioni altrui e non pensiamo che vadano combattute con il silenzio o con la censura».
Una premessa alla quale segue però una distinzione: «Democrazia non significa neutralità e pluralismo non significa rinunciare alle proprie convinzioni. Quando sono in discussione libertà, uguaglianza, dignità delle persone e qualità della convivenza civile, prendere posizione non è soltanto legittimo, è una responsabilità politica».
Le forze firmatarie precisano quindi di non contestare il diritto di Vannacci a parlare né la libertà degli organizzatori di invitarlo, ma di opporsi politicamente alle sue posizioni, in particolare sui temi delle minoranze, delle migrazioni, dei diritti e delle differenze.
I dubbi sul pluralismo de “La Piazza”
La presa di posizione si allarga quindi alla natura stessa della manifestazione. Secondo Uniti si Cambia, Radici d’Impegno e Movimento 5 Stelle, una kermesse nata come spazio di confronto tra sensibilità differenti apparirebbe oggi «sempre più orientata verso una precisa area politica».
«Il problema non è avere un avversario sul palco, perché il confronto presuppone esattamente questo. Il problema nasce quando l’avversario non ha più qualcuno con cui confrontarsi e il pluralismo viene sostituito da una successione di presenze riconducibili allo stesso universo politico e culturale. A quel punto il confronto rischia di trasformarsi in rappresentazione e la piazza pubblica in una vetrina».
Il passaggio sulla politica locale
Il documento entra poi direttamente nel dibattito politico di Ceglie Messapica, interrogandosi sulla collocazione delle realtà che si definiscono civiche ma governano insieme a forze politiche nazionali.
«Quando una lista che continua a definirsi civica sceglie di governare nello stesso blocco politico di Fratelli d’Italia e condivide uno spazio pubblico nel quale trovano crescente rappresentazione esponenti della destra nazionale e nazionalista, è legittimo chiedere dove finisca il civismo e dove cominci una precisa collocazione politica».
Per i firmatari, infatti, «il civismo non è una zona franca nella quale le alleanze smettono improvvisamente di avere significato», perché a determinare una collocazione politica sarebbero anche «le scelte, gli accordi, gli interlocutori che si accreditano e soprattutto l’idea di società che attraverso quelle scelte si contribuisce a costruire».
«La nostra distanza è radicale»
Nella parte conclusiva il documento assume toni ancora più netti. Uniti si Cambia, Radici d’Impegno e M5S dichiarano di non riconoscersi «in una politica che costruisce consenso attraverso la paura e che ha continuamente bisogno di individuare un nemico», citando migranti, minoranze, giovani e persone considerate estranee a un presunto modello di normalità.
Critiche anche a una concezione della sicurezza che, secondo i firmatari, sarebbe incentrata prevalentemente «su repressione e controllo», a discapito di educazione, prevenzione, welfare e politiche sociali.
«Rifiutiamo soprattutto l’idea che ripetere abbastanza a lungo parole discriminatorie possa renderle accettabili. La normalizzazione comincia esattamente così, quando ciò che ieri avrebbe provocato una reazione collettiva oggi viene accolto con indifferenza e domani rischia di diventare linguaggio politico ordinario».
La posizione si chiude con una contestazione esplicita alla partecipazione del generale: «Contestiamo fortemente la presenza di Vannacci nella nostra piazza poiché le idee e le sue azioni politiche non potranno mai essere condivisibili, attesi i richiami quotidiani ai temi cari alla destra radicale e alle politiche del ventennio».
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