Fake revenge porn a Foggia: arrestato un 19enne. «Ho vissuto un anno d’inferno»

A Foggia si chiude l’incubo di Arianna, 19 anni: «Sono credente, ma non potrò mai perdonarlo». Il ragazzo aveva diffuso in città volantini con fotomontaggi osceni realizzati manipolando il volto della ragazza

di BARBARA RINALDI – A Foggia si chiude, almeno sul piano giudiziario, un incubo durato un anno. Un anno di paura, vergogna, isolamento. Arianna Petti ha 19 anni e una voce che oggi è più ferma, ma non ancora libera dal dolore. La polizia ha identificato e arrestato il responsabile del caso di fake revenge porn costruito con l’intelligenza artificiale: un suo coetaneo, ora ai domiciliari, accusato di atti persecutori.

Aveva diffuso in città volantini con fotomontaggi osceni realizzati manipolando il volto della ragazza. Un attacco studiato, mirato, crudele.

Arianna Petti: «finalmente respiro»

Quando ha saputo dell’arresto, Arianna non ha urlato. Non ha esultato. Ha respirato.«È la prima luce dopo mesi bui», racconta. «Ho provato un sollievo enorme. Sto un po’ meglio, ma per guarire davvero ci vorrà tempo. È come vedere un raggio di luce in fondo al tunnel dopo mesi di buio». Non parla con rabbia. Parla con stanchezza. Quella di chi ha dovuto imparare a difendersi troppo presto.

Un anno d’inferno

Da giugno dello scorso anno la sua vita è cambiata. Radicalmente. «Ogni giorno era un peso. Vivevo nell’ansia costante. Avevo paura di uscire, di incrociare sguardi, di sentire commenti. Non mi riconoscevo più. Sono diventata chiusa, insicura, fragile».

La violenza digitale non lascia lividi visibili, ma scava dentro. Ti toglie sicurezza. Ti ruba la normalità. Eppure Arianna ha fatto la scelta più difficile: esporsi. «All’inizio non sapevo cosa fare. Pensavo che tacere mi avrebbe protetta. Poi ho capito che il silenzio mi stava consumando. Ho deciso di raccontare tutto e denunciare». Una decisione che le ha restituito dignità.

Non è stata sola Arianna Petti

In questo anno durissimo, Arianna non è rimasta sola. «La mia famiglia è stata un pilastro. Non mi ha mai lasciata un attimo. Anche gli amici, alcune associazioni e gli agenti che hanno seguito il caso mi sono stati vicini». Poi si ferma un attimo, e aggiunge: «Un grazie speciale va al mio avvocato, Fabio Verile. Non è stato solo un legale. È stato una presenza costante. Gli voglio bene». Quando la rete funziona, salva.

Un passato che torna

Il responsabile non è uno sconosciuto. «Abbiamo frequentato le stesse scuole alle elementari e alle medie. Già allora mi aveva bullizzata. La mia famiglia fece una diffida». Una storia che parte da lontano. Una spirale che forse si poteva fermare prima. «Non so perché l’abbia fatto. Non so se fosse un amore non corrisposto o altro. So solo che, se qualcuno lo avesse aiutato davvero quando era più piccolo, forse oggi non saremmo qui». Non è giustificazione. È una riflessione lucida.

Arianna Petti: «Sono cristiana, ma non potrò mai perdonarlo»

Le sue parole diventano più dure quando parla del perdono. «Per colpa sua ho conosciuto forme di violenza che nessuno dovrebbe vivere. Mi ha portato via un anno della mia vita. Sono cristiana, ma non potrò mai perdonarlo». Non è odio. È consapevolezza. Alcune ferite non si cancellano con una sentenza.

Il messaggio alle ragazze

Oggi Arianna vuole che la sua storia serva a qualcosa. «Il mio motto è: sii gentile e abbi coraggio. A chi vive qualcosa di simile dico di denunciare. La paura è normale. Ma bisogna trovare la forza di reagire». La sua voce non trema più. E forse, proprio da qui, inizia davvero la sua rinascita.

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