La Suprema Corte ribalta l’onere della prova: se l’agricoltore contesta con documenti, spetta al Consorzio dimostrare il beneficio concreto
Frase chiave: contributi consortili Cassazione Puglia
Nuove sentenze della Corte di Cassazione rafforzano la posizione degli agricoltori pugliesi nella controversia sul tributo 630 relativo agli oneri consortili. La Sezione tributaria civile della Suprema Corte ha accolto ulteriori ricorsi presentati da proprietari terrieri, affermando un principio destinato a incidere in modo significativo sul contenzioso in materia: quando il contribuente contesta il piano di classifica evidenziandone incongruenze o inadeguatezze, l’onere della prova ricade sul Consorzio di bonifica, che deve dimostrare l’esistenza di un vantaggio concreto e diretto per il fondo.
Le sentenze hanno cassato le decisioni della Commissione tributaria regionale della Puglia, rinviando gli atti per un nuovo esame. I casi riguardavano terreni agricoli destinatari di richieste di pagamento per migliaia di euro relative all’anno 2014. I proprietari, assistiti da Confagricoltura Puglia, avevano impugnato le cartelle producendo perizie giurate che attestavano lo stato di abbandono dei canali e l’assenza di interventi manutentivi.
«La Suprema Corte ci ha dato ragione. Non basta inserire un terreno nel perimetro consortile per pretendere il pagamento del tributo. Serve un beneficio effettivo, concreto e diretto. E se il contribuente lo contesta con prove documentali, spetta al Consorzio dimostrare che quel vantaggio esiste davvero», afferma Antonello Bruno, presidente di Confagricoltura Puglia e legale che ha seguito i ricorsi.
Le nuove pronunce si inseriscono in un orientamento giurisprudenziale già delineato dalle sentenze n. 36246 e n. 36273 del 28 dicembre 2023, secondo cui il contributo consortile è dovuto solo in presenza di un vantaggio diretto e specifico derivante dalle opere di bonifica. Non è sufficiente un beneficio generico collegato alla mera inclusione nel perimetro consortile.
Il tema assume rilievo in un momento in cui numerosi imprenditori agricoli stanno ricevendo cartelle per le annualità dal 2017 al 2024, emesse dal Consorzio di bonifica Centro-Sud Puglia. Un aggravio economico che si somma agli effetti della crisi climatica e all’aumento dei costi di produzione.
«Le cause che sosteniamo trovano sempre più accoglimento. Invitiamo gli agricoltori che si sentono colpiti a rivolgersi ai nostri uffici. Il contributo deve corrispondere a un servizio effettivamente reso, non può trasformarsi in un prelievo automatico privo di riscontro reale», prosegue Bruno.
Confagricoltura Puglia chiede una revisione complessiva del sistema, a partire da un nuovo piano di classifica che ridefinisca i criteri di obbligatorietà del tributo. «La costituzione del consorzio unico non ha prodotto i risultati sperati. I benefici delle opere di bonifica riguardano l’intero territorio e non solo le aziende agricole. Il costo della manutenzione non può gravare esclusivamente sugli agricoltori», conclude il presidente.
Le recenti decisioni della Cassazione segnano un passaggio rilevante nel contenzioso sui contributi consortili in Puglia, con possibili ripercussioni su numerosi procedimenti ancora pendenti.








