Papa Francesco al G7 di Borgo Egnazia, è la prima volta per un pontefice

Alla tavola del summit il pontefice si è focalizzato sul ruolo della politica e su rischi e benefici dell’Intelligenza artificiale

di ROSANNA LUISE – Il secondo giorno del G7 ha visto, per la prima volta nella storia della kermesse, la presenza di un pontefice, Papa Francesco. Quest’ultimo è stato accolto con un applauso e non è passato inosservato l’abbraccio con Modi, leader del partito induista. Seduto alla tavola del summit, e dopo una breve introduzione da parte della premier Meloni, il Papa ha affrontato alcuni punti chiave, primi fra tutti l’intelligenza artificiale e le responsabilità della politica.

In merito all’Ia ha detto: «È uno strumento affascinante e tremendo. L’incontro di oggi si deve focalizzare sugli effetti dell’intelligenza artificiale e sul futuro dell’umanità.»

Poi, è passato a spiegare le potenzialità di questa tecnologia e i rischi ad essa connessi: «La scienza e la tecnologia sono prodotti straordinari del potenziale creativo di noi esseri umani e da qui nasce l’intelligenza artificiale, uno strumento molto potente e impiegato in vaste aree dell’agire umano. Il suo uso influenzerà sempre di più il nostro modo di vivere e forse anche il nostro modo di concepire l’essere umano. È una tecnologia che entusiasma ma genera anche timore per le sue conseguenze».

Il Papa ha definito l’Ia una vera e propria rivoluzione cognitiva perché può consentire il progresso dell’umanità ma al tempo stesso può portare con sé una profonda ingiustizia tra ceti sociali avanzati e no, in quell’ottica che lui definisce «Cultura dello scarto a discapito della cultura dell’incontro».

Risiede qui, spiega il Papa, la duplicità dell’Ia che è prima di tutto uno strumento e da qui ne deriva che i benefici o danni siano indissolubilmente legati al suo impegno. «La nostra capacità di costruire utensili, prosegue il pontefice, fa parlare di una condizione tecno-umana, l’essere umano ha da sempre mantenuto un contatto con l’ambiente mediato e garantito proprio dagli strumenti tecnologici che ha creato».

La differenza tra gli umani e le tecnologie risiede nella capacità di scegliere, una prerogativa solo umana. «Condanneremo l’umanità ad un futuro senza speranza se sottraiamo alle persone la capacità di decidere, condannandole così ad accettare le decisioni prese dalle macchine. Nessuna macchina dovrebbe scegliere se togliere la vita o meno ad un essere umano».

Per ovviare alle degenerazioni che possono derivarne il pontefice afferma: «Bisogna avere una cultura e mirare all’etica tecnologica. Non dobbiamo dimenticare che nessuna innovazione è neutrale perché la tecnologia nasce per uno scopo e ha un impatto nella società reale. Ecco perché bisogna mirare all’Algoretica. È difficile trovare una gerarchia di valori ma nell’etica si può trovare la soluzione con dei principi condivisi che possano risolvere i conflitti del vivere».

A chiusura del suo discorso ha affrontato anche il tema della politica e del ruolo che essa deve assolvere. «Non possiamo nascondere il rischio concreto dell’Ia e del fatto che la tecnologia limiti la capacità di informarsi e di rinchiudere il pubblico in paradigmi che escludono alcune verità e ne mostrano solo una, quella di convenienza. La politica serve per gestire anche queste difficoltà. La politica è la forma più alta della carità e dell’amore. La grandezza politica si mostra quando il potere politico aiuta il bene comune».

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