Continuano le indagini sul violento rapimento avvenuto a Rignano Scalo: coinvolti cinque parenti della fidanzata del giovane. Armi, minacce e violenza per impedire il riconoscimento del neonato
di RICCARDO DI MATTEO – La vicenda del rapimento e del brutale pestaggio di un quindicenne nel Foggiano, avvenuto il 28 novembre scorso, si arricchisce di nuovi sviluppi: i carabinieri di Foggia hanno arrestato altre tre persone, di 25, 27 e 21 anni, tutte coinvolte in quello che appare come un atto premeditato di violenza e intimidazione nei confronti del giovane padre. I tre arresti seguono quelli in flagranza del padre e del fratello della fidanzata della vittima, già fermati il 5 dicembre scorso. Con questi ultimi provvedimenti, salgono a cinque le persone accusate di sequestro di persona aggravato, lesioni personali e violenza privata.
La dinamica del rapimento
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la sera del 28 novembre, un gruppo armato composto dagli indagati ha fatto irruzione nell’abitazione del 15enne a Rignano Scalo, frazione di Foggia. Gli aggressori, armati di pistole, coltelli, una scimitarra e due mitragliatrici, avrebbero minacciato di morte i genitori del ragazzo, aggredendoli con calci e pugni, prima di prelevare con forza il giovane. Il ragazzo è stato chiuso nel portabagagli di un’auto e condotto in una località di campagna, dove è stato violentemente picchiato.
L’aggressione sarebbe stata motivata dal tentativo dei parenti della fidanzata di impedire al ragazzo il riconoscimento legale del neonato, figlio della coppia adolescente, per mantenerne il controllo esclusivo all’interno della famiglia della giovane madre. La ragazza, anch’essa quindicenne e da poco diventata mamma, è riuscita a evitare l’aggressione rifugiandosi in un’abitazione vicina.
Il giorno successivo al rapimento, due degli indagati hanno riconsegnato il ragazzo ai suoi genitori. Nel frattempo, l’allarme lanciato dalla famiglia della vittima aveva attivato l’intervento immediato dei carabinieri, supportati dallo Squadrone Eliportato Cacciatori “Puglia”. Durante le indagini, nella casa di uno degli arrestati a Borgo Incoronata, sono stati sequestrati circa 1 kg di cocaina, pistole a salve e munizioni per fucile.
Dopo l’aggressione, la giovane mamma è stata affidata per un breve periodo alla famiglia del 15enne. Attualmente, secondo l’avvocato Gianluca Pignataro, legale degli indagati, la ragazza si trova con il proprio figlio neonato presso l’abitazione di una sorella maggiorenne. Nonostante le minacce e le pressioni subite, il giovane padre è riuscito a riconoscere legalmente il bambino, un atto che ha presumibilmente scatenato ulteriori tensioni tra le famiglie coinvolte.
La Procura di Foggia, sotto la direzione del PM Marco Gambardella, ha aperto un’indagine per omicidio stradale aggravato e detenzione illegale di armi, formalizzando l’accusa di sequestro di persona nei confronti degli arrestati. Il contesto familiare, fortemente segnato da dinamiche di controllo e violenza, pone ulteriori interrogativi sul ruolo delle famiglie e sulle motivazioni profonde che hanno portato a un atto così estremo.
Questo caso mette in evidenza non solo la gravità del singolo episodio, ma anche una più ampia questione di sicurezza e legalità nel territorio. L’utilizzo di armi, la violenza nei confronti di un minore e il clima di intimidazione nei confronti delle vittime e della loro famiglia richiedono una riflessione approfondita sulle dinamiche sociali e culturali che alimentano simili episodi.
Le indagini continuano per accertare eventuali altre responsabilità e ricostruire nei dettagli le dinamiche dell’aggressione. Intanto, i cinque arrestati rimangono in custodia cautelare in attesa delle decisioni della magistratura. La comunità di Foggia rimane sconvolta da questa vicenda, che ha scoperchiato un preoccupante scenario di violenza familiare e criminalità.








