Maxi-condanna per narcotraffico in Puglia: 22 imputati condannati, pene fino a 20 anni

Traffico di stupefacenti dalla Spagna ad Altamura: coinvolto anche Alceste Cavallari, figlio dell’ex “Re Mida” della sanità pugliese, condannato a 12 anni di reclusione

La gup di Bari, Anna Perrelli, ha emesso una sentenza che infligge pene comprese tra un anno e quattro mesi e 20 anni di reclusione a 22 imputati, accusati di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti aggravata dal metodo mafioso. Tra i reati contestati, figurano anche detenzione ai fini di spaccio di droga, detenzione di arma clandestina, ricettazione, porto e detenzione d’armi, estorsione aggravata e tentato omicidio.

Le pene più severe sono state inflitte a Giuseppe Annoscia e Vito Facendola, considerati i vertici dell’organizzazione criminale che gestiva il traffico di cocaina, marijuana e hashish nel comune di Altamura, in provincia di Bari. I due capi dell’associazione sono stati condannati a 20 anni di reclusione.

Tra i condannati figura Alceste Cavallari, detto “Gianky”, figlio dell’ex “Re Mida” della sanità privata pugliese Francesco Cavallari. L’uomo è stato condannato a 12 anni di reclusione in continuazione con un precedente patteggiamento di 4 anni, sempre per reati legati al traffico di droga. Cavallari è accusato di aver acquistato e importato stupefacenti dalla Spagna, mantenendo stretti rapporti con i fornitori internazionali e gestendo le spedizioni di droga sotto forma di pacchi recapitati tramite corrieri.

Durante il blitz di giugno 2023, che ha portato agli arresti, i carabinieri trovarono nella sua abitazione 3 chilogrammi di hashish, 70 grammi di cocaina e 60 grammi di marijuana. Sebbene non gli sia stata contestata l’aggravante mafiosa, Cavallari è stato ritenuto intraneo all’organizzazione e coinvolto attivamente nel narcotraffico.

Tra gli imputati, Nicola Scalzo è stato assolto dall’accusa di appartenenza all’associazione e di detenzione di droga. Tuttavia, altri membri chiave dell’organizzazione sono stati condannati a pene severe. Giuseppe Calia e Angelantonio Basile, considerati i principali fornitori di droga, hanno ricevuto rispettivamente 13 anni e 8 mesi e 11 anni di reclusione. Anche le mogli dei capi, Vincenza Bottalico e Maria Scalzo, sono state condannate a pene superiori ai 6 anni per il loro ruolo nell’associazione.

L’inchiesta, coordinata dai pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, Marco D’Agostino e Grazia Errede, ha svelato un sistema criminale ben organizzato che operava tra Puglia e Spagna. L’associazione, grazie ai contatti con i narcos spagnoli, importava droga in grandi quantità, destinata al mercato locale.

Il colpo inflitto all’organizzazione dimostra il radicamento e la pericolosità delle attività criminali legate al narcotraffico nel sud-est barese. La sentenza rappresenta un passo significativo nella lotta contro la criminalità organizzata e il traffico di stupefacenti, proteggendo il territorio pugliese da reti illecite sempre più sofisticate.

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