Puglia, Tumore al cervello: Amati «C’è un dispositivo costoso e fuori dai LEA che allunga la vita di circa 4 mesi; è giusto negarlo?»

«Questo dispositivo, consistente in un casco con peso di 1 kg da indossare per 18 ore al giorno su un capo completamente rasato, fa ottenere un vantaggio di almeno 4 mesi di vita ulteriore» dice Amati

Dichiarazione del presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione, Fabiano Amati.

«C’è un dispositivo (Optune) in grado di allungare la vita dei pazienti affetti da glioblastoma, un aggressivo tumore al cervello, che ha un costo di 21 mila euro, oltre IVA, e che allo stato non è possibile erogare gratuitamente perché non inserito nei Livelli Essenziali d’Assistenza. Questo dispositivo, consistente in un casco con peso di 1 kg da indossare per 18 ore al giorno su un capo completamente rasato, fa ottenere un vantaggio di almeno 4 mesi di vita ulteriore.

È chiaro che ci sarebbero diversi modi amministrativi per superare il limite di extra LEA del dispositivo, ma su questo è risultata utile la valutazione molto competente offerta dai clinici dell’IRCCS Giovanni Paolo II Nicola Silvestris, Loredana Palermo e Oronzo Brunetti, dalla rappresentante dell’ARESS Elisabetta Graps e dal dirigente regionale competente per i dispositivi Paolo Stella.

Gli aspetti che oggi sono stati chiariti riguardano la funzione del dispositivo, la sopravvivenza libera da progressione malattia (da 16 a 21 mesi) e la tollerabilità in termini di tossicità ma non di fastidio. Su tutto ciò, ovviamente, emergono pure valutazioni sul costo-efficacia. Il parametro utilizzato di solito su questo aspetto è il limite massimo di 60 mila euro per anno di vita guadagnato, che nel caso del dispositivo in discorso schizzerebbe, invece, a 500 mila euro per anno guadagnato, ossia ben oltre ogni limite.

È chiaro che la prescrizione del dispositivo non può essere decisa solo in base al parametro del prezzo, e su questo si auspica una rimodulazione con l’azienda produttrice, ma sulla base di una valutazione meramente clinica operata dagli specialisti medici e concordata con i pazienti. Su questo punto approfondiremo ogni valutazione lunedì prossimo.
Resta comunque il fatto che la lotta alla malattia e pure l’innovazione tecnologica sono in grado di aprire a interrogativi fortemente laceranti per la scienza e per la coscienza, rispetto ai quali la risposta dei clinici e dei politici non può mai consistere nell’evitare di pensarci e quindi lasciare sulle spalle dei malati e dei pazienti il pesante fardello».

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