Esplode la protesta all’IISS Giulio Cesare-Romanazzi dopo l’introduzione dei doppi turni causati dai lavori edilizi. Le sigle sindacali hanno indetto un’assemblea straordinaria per il 20 febbraio, denunciando i disagi per docenti e personale ATA
Sale la tensione all’IISS Giulio Cesare-Romanazzi di Bari. Dopo l’avvio dei doppi turni, scattato lo scorso 9 febbraio a causa di improrogabili lavori edilizi e del cronico sovraffollamento dell’istituto, le sigle sindacali hanno deciso di farsi sentire.
Per il prossimo 20 febbraio 2026, dalle ore 8:15 alle 10:15, è stata ufficialmente indetta un’assemblea sindacale che promette di essere un momento di scontro cruciale sulla gestione della scuola.
L’iniziativa nasce dalla convergenza delle principali sigle rappresentative del comparto: ANIEF, CISL Scuola Bari-Bat, SNALS Confsal, GILDA Unams e UIL. Forti dei dati sulla rappresentatività nazionale (superiore al 5%) e dei risultati delle ultime elezioni RSU, i sindacati si avvalgono delle prerogative previste dal CCNL Istruzione per portare il dibattito all’interno dell’orario di servizio.
Al centro della disputa c’è la nuova organizzazione oraria che sta stravolgendo la vita della comunità scolastica. La necessità di scaglionare gli ingressi ha spinto le lezioni e le attività amministrative fino alla fascia serale. Infatti, il personale docente e ATA sono impegnati fino alle ore 20:00.
«I disagi sono diventati insostenibili. Non si tratta solo di logistica, ma di un impatto diretto sulla qualità della vita dei lavoratori e sulla sicurezza stessa del plesso», affermano le sigle sindacali.
L’assemblea del 20 febbraio si concentrerà su tre pilastri fondamentali. Primo, la revoca dei doppi turni, con la richiesta di soluzioni alternative che non penalizzino la didattica e il benessere del personale. Non sarà messa da parte la sicurezza, con la richiesta di una verifica delle condizioni strutturali e dei protocolli in presenza dei cantieri attivi.
Infine, sarà centrale anche il Contratto Integrativo d’Istituto con la necessità di ridiscutere gli accordi interni alla luce delle nuove esigenze straordinarie emerse con l’emergenza logistica.
Per il momento la partecipazione alla protesta sembrerebbe massiccia. Questo potrebbe essere il primo passo verso azioni più mirate.
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