DALLA PARTE DELLA STREUSA – Pensieri e parole fuori dal coro. Rubrica femminista, libera e onesta – La negazione del femminicidio e dei diritti altrui bandiera di una politica becera e ignorante
di PAMELA PANCOSTA – “Dalla parte della Streusa” è una rubrica femminista, libera e fuori dal coro. Nessuna imposizione editoriale, nessun paletto, solo un fiume di parole scaturite dalla mia mente vivace e in continuo fermento. Questo è uno spazio puro e condivisibile da chiunque e in ogni dove, una sorta di diario dei pensieri su questioni che ritengo importanti, meritevoli di attenzione, con l’obiettivo unico di stimolare il pensiero critico dei lettore e lasciare impronta del mio essere. Premessa necessaria alla personale analisi che segue.
Il web è impazzito, a ragione, sull’ultima imbarazzante e inopportuna uscita dell’ex militare ora leader di un partito nuovo di zecca costituito dopo l’abbandono alla Lega e l’adesione ad un’altro gruppo di estrema destra europeo. Dalla pentola alla brace, in sintesi.
Non scriverò nemmeno una volta il nome del soggetto in questione preferisco impedire alla SEO di dare ulteriore spazio e visibilità a questo individuo che non gode, ovviamente, della mia stima.
Il tentativo di squalificare un fenomeno terrificante quale è il femminicidio conferma un’ignoranza talmente profonda e radicata che nessuna laurea potrà mai colmare. Solo per questo meriterebbe il pubblico ludibrio vita natural durante considerando che il testo della legge numero 181 del 2 dicembre 2025 entrata in vigore lo scorso dicembre è chiaro, seppur perfettibile.
Il nome indica un reato specifico commesso per motivi legati all’odio di genere, discriminazione, sopraffazione o controllo sulla vittima. È stato necessario coniare un termine per indicare tale abominio, riconosciuto a livello planetario. Egli lo nega con spudoratezza irritante e la totale mancanza di rispetto verso le vittime sacrificali di uomini insulsi, armati dello stesso suo disprezzo patologico nei confronti delle donne che consiglierei di indagare seriamente.
Non è un omicidio come tutti gli altri al contrario di quanto l’enunciatore di cotanta nefandezza tenta di spiegare, ma si fonda su un modello culturale sbagliato e anacronistico, emblema del patriarcato più becero e sostenuto da un numero preoccupante di individui con diritto di voto, che puzza di propaganda a lunghe distanze.
Tenta il colpaccio ora che è presidente di partito, vuol far colpo facendo leva sulla mancanza di conoscenza e di evoluzione delle menti favorendone la stasi, lasciandole sguazzare nella melma della propria misoginia.
Preoccupa a mio parere, il numero di consensi dell’elettorato più giovane, invaghiti dalle parole forbite e dal quel piglio imperativo e sprezzante, elusivo di argomentazioni concrete e povero di sostanza. Lo dimostra in modo significativo la continua interruzione dell’oppositore nei dibattiti o nelle interviste, la sovrapposizione studiata della voce, il tentativo di squalificare l’opinione e il merito altrui.
Urlatore destroide infiocchettato e ricamato di false buone intenzioni, addizionato da recrudescenze fasciste pericolose per il bene di una società moderna, questo è.
A peggiorare il quadro una serie di stupiderie razziste e omofobe irripetibili, che raccontano un disprezzo morboso nei confronti di chi non rientra nel parametro di accettabilità di cervelli limitati alla propria miserabile appartenenza ideologica. Verrebbe quasi da ridere riascoltando nefandezze e deliri da ufficiale deposto se non fosse una forma grave e sconsiderata di odio immotivato.
Tutto ciò che oltrepassa il perimetro la comfort zone di questo individuo è brutto, cattivo, ripudiabile senza possibilità di appello, in modo così perentorio da offuscare ogni possibilità di confronto e ragionamento.
Costui con l’ardore di impressionare la folla di stolti ammiratori si appropria pure di una delle canzoni simbolo di uno dei cantautori più colti e liberi della canzone italiana com’è stato Lucio Dalla. La sua Futura proposta più per assonanza linguistica che per significato delle parole probabilmente mai lette del suo testo. Si ribella la famiglia del compianto artista, definendo l’uso spiacevole, improprio e non autorizzato del brano.
Insomma non ne fa una giusta.
Le associazioni femministe, dei diritti umanitari, della comunità LGBTQI+ soprattutto in questo momento storico meritano maggiore sostegno e condivisione, una fortificazione necessaria a combattere visioni e convinzioni superate e non più sostenibili in alcun modo.
D’altra parte il resto del mondo esiste e si evolve. Se ne faccia una ragione il futurista agghiacciante.








