Nel processo di appello di ieri mattina, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola a Lecce, il procuratore generale Antonio Maruccia ha parlato di «apoteosi del sadismo e della cattiveria»
Conferma del carcere a vita e isolamento diurno per l’assassino dell’arbitro leccese Daniele De Santis e della sua fidanzata, Eleonora Manta: questa la richiesta invocata nel processo d’appello a carico dell’assassino reo confesso Antonio De Marco.
Nel processo di appello di ieri mattina, nell’aula bunker del carcere di Borgo San Nicola a Lecce, il procuratore generale Antonio Maruccia ha parlato di «apoteosi del sadismo e della cattiveria» e di una vicenda «entrata nella storia giudiziaria e criminale del nostro distretto per l’efferatezza, che ha ferito il sentimento di ciascuno», non nascondendo il turbamento provato durante il sopralluogo sul luogo del massacro nonostante la lunga esperienza professionale.
Il duplice omicidio avvenne sul pianerottolo della casa di via Montello dove lo stesso giorno i due fidanzati erano andati a vivere insieme da soli. Nella stessa che per mesi avevano condiviso con il loro assassino. L’assassino reo confesso, Antonio De Marco, condannato all’ergastolo in primo grado, non era in aula. Secondo il pg Maruccia, il 22enne originario di Casarano: «l’assassino è stato mosso da un movente immediatamente chiarito: l’invidia per queste persone, per ciò che rappresentavano e realizzavano, un odio mirato e personale che si è mantenuto nel processo e oltre».
Ecco perché per il procuratore generale «fa sorridere che siano state chieste le attenuanti generiche perché ha confessato. È una persona che ha concepito questo duplice omicidio, è in grado di orientare e determinare la condotta di un dolore profondo e insopportabile. Voleva uccidere Daniele».
Secondo il pg, De Marco era capace di intendere e di volere «proprio per la gravità del fatto in sé al di là degli elementi contenuti nell’atto d’appello perché se dovessimo focalizzarci sulle doglianze della difesa dovremmo parlare di psicologia e psichiatria che non è competenza nostra». La ricostruzione di quella sera non lascia dubbi sulla lucidità dell’assassino nonostante una consulenza abbia accertato un disturbo narcisistico condiviso da altri esperti.
Nell’atto di appello i legali di De Marco hanno avanzato richiesta perché venga disposta una rinnovazione della perizia psichiatrica finalizzata al riconoscimento dell’infermità mentale. Lo scorso 7 giugno la Corte d’Assise ha condannato De Marco al carcere a vita ma non disponendo applicazione dell’isolamento diurno per un anno come invocato dalla Procura che si è appellata.








